lunedì 7 settembre 2009

La casa di Alfie (Storia a lieto fine)

Tutti pensano che siamo davvero felici. Ma io non lo sono. Mio Papà è sempre a lavoro e quando è a casa strilla un sacco. Questo mi fa molto male.

La Mamma ogni tanto piange perchè non sa cosa fare. Poi mi abbraccia e mi racconta della sua infelicità e dei suoi problemi. Mi fa sentire molto strano e a disagio. Vorrei davvero che Papà trascorresse del tempo con me invece di strillare e di gridare.

Mio zio Pete ogni tanto ci viene a trovare e sta con noi per un po'. E' davvero gentile con me - mi abbraccia, mi ascolta, mi fa sentire amato. Una notte mentre mi abbracciava ha cominciato a toccare le mie parti intime. Col tempo mi ha insegnato a toccare e giocare con le sue. Era davvero strano, spaventoso e anche un po' bello. Mi ha detto che era OK, che voleva dire che lui mi voleva bene davvero. E' andata avanti per diversi mesi. Mi ha detto "questo è il nostro segreto speciale".

Mamma e Papà litigavano. Pensavo che non mi volessero bene. Forse litigavano per colpa mia? Quando sono cresciuto ho cominciato a sentirmi diverso dagli altri ragazzi. Alcuni mi chiamavano "fighetta", "finocchio", "checca", "omosessuale". Non sapevo cosa volessero dire.

Dopo un po' sono andato da un assistente sociale per ottenere aiuto e consiglio. Gli ho raccontato la mia storia e che pensavo di essere gay. Ha detto che non ero gay. Ha detto che avevo solo bisogno dell'amore di Papà e che lo zio mi aveva insegnato cose cattive.

Ha detto che quello che mio zio mi aveva fatto era una cosa molto brutta. Non avrebbe mai dovuto toccare le mie parti intime, o farmi giocare con le sue. Ha detto che non era colpa mia, che lo zio si è approfittato del mio bisogno dell'amore di Papà. Ha spiegato che era perchè mi mancava l'affetto di Papà che adesso cercavo la vicinanza con gli altri ragazzi, per colmare la necessità dell'amore di Papà.

Mi sono sentito così sollevato. Ha detto che avrebbe parlato con i miei genitori per aiutarli a capire. Ha anche detto che avrebbe contattato Zio Peter per assicurarsi che anche lui ricevesse aiuto. Il terapista ha spiegato a Mamma e Papà il mio bisogno dell'amore di Papà. Ha detto loro della mia confusione circa l'essere gay. Ha detto a Papà che io avevo bisogno del suo TEMPO, del suo ABBRACCIO, delle sue PAROLE.

Mamma e Papà sono andati da un terapista che li ha aiutati ad amarsi di più. Hanno persino smesso di litigare... beh, almeno la maggior parte delle volte! Il mio terapista ed io abbiamo incontrato Zio Peter: gli ho detto quanto male mi aveva fatto. Lui ha pianto, e mi ha chiesto di perdonarlo. Questo mi ha aiutato un sacco.

Adesso mi rendo conto che non sono gay. Trascorrere del tempo con il mio papà mi ha davvero guarito il cuore. Avevo solo bisogno del suo tempo, del suo abbraccio delle sue parole. Finalmente sono felice a casa.


Commovente, vero?!? Il librino si compra qui >>

38 commenti:

byb ha detto...

non c'è un tastino "segnala" su amazon?

Velies Thyrrens ha detto...

Oh bella! e perchè vorresti segnalarlo?!?
Solo perchè è osceno, disinformativo e perpetua uno stereotipo (omosessuale=pedofilo)?

byb ha detto...

all'incirca.
poi ci sono tutti quegli stereotipi "minori", del tipo: mancanza affetto del padre=omosessuale; "guarigione" omosessualità; dottore impazzito e radiato dall'albo; etc...

Velies Thyrrens ha detto...

Ci sono anche altre cose che trovo spregevoli in un libercolo per il quale la parola spregevole è insufficiente. Prima di esprimermi vorrei sapere cosa pensate voi - gli etero che vengono qui sono pregati, se vogliono, di lasciare le loro impressioni.

Luca ha detto...

cosa ne penso??? AGGHIACCIANTE può bastare? allora perchè non dire che leucemia, cancro, tumori, SLA e altre disgrazie del genere sono il castigo divino per una vita "sregolata". Ma per favore !!!! credo che una malattia "VERA" di cui si debba avere molto timore è l'IMBECILLITA'. Scusate dello sfogo. Luca

Luca ha detto...

Sono d'accordo col mio omonimo

Anonimo ha detto...

BHO MA PERCHE VI SCALDATE TANTO E SOLO UNA STORIA!!!!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

Povia lo comprerebbe subito. O forse l'ha già fatto, prima di andare a Sanremo...

loran ha detto...

Se questo librettino lo vede Giovanardi che disse che l'omosessualità si può insegnare lo proporrà come testo per le scuole elementari.

Poi la cosa più sconcertante è che si prende una situazione particolare, che potrebbe anche accadere nella realtà, e si prende ad esempio per tutti.

Anonimo ha detto...

beh dipende però... io farei partire la denuncia solo se col librino ti vendono anche un cd della carrà!

Velies Thyrrens ha detto...

Ok, non vi va di parlarne seriamente. No problem.
Comunque, all'anonimo che dice che è solo una storia chiederei se è in grado di dire esattamente di cosa. Qual'è l'argomento di questa storia? La pedofilia? L'omosessualità? Non è chiaro, vero? Se abbiamo dei dubbi noi, pensate che genere di messaggio arriva ad un bambino (o ad un ragazzino, cui il libretto è destinato): i gay ti molestano e ti fanno diventare come loro. Forse.
Infatti il terapista non dice al protagonista "ok, può essere che tu sia gay", ma dice semplicemente no, non lo sei, sei attratto dai ragazzi perchè hai avuto delle carenze di affetto, il che è falso come giuda (i miei genitori mi hanno sempre adorato). La cosa peggiore è comunque l'apertura alle teorie riparative (ricordiamoci che si "ripara" solo ciò che è guasto). E uno dice "chi se ne frega, se qualcuno si vuol far riparare si accomodi pure": NO!! Cazzata! La sola ipotesi che ci si possa "redimere" implica che chi non lo fa SCEGLIE VOLONTARIAMENTE una condizione (che invece di volontario non ha un bel nulla) e che quindi è in qualche modo doppiamente "colpevole", sia perchè è gay sia perchè non vuole guarire!

B6x75 ha detto...

Uff devo fare il difensore ? Che balle!

Partiamo dal principio basilare che non tutti i gay sono pedofili, che non tutti i pedofili sono gay, che chi ha subito attenzioni particolari da un adulto non perforza diventerà gay e che vi sono tante sfumature di sessualità diverse alcune socialmente accettabili e altre socialmente inaccettabili ?

Allora iniziamo a buttare nel cesso tutti i nostri stereotipi da gay e da etero e ragioniamo in modo serio.

Gli atti di pedofilia causano spesso problemi comportamentali e affettivi nei giovani in fase adolescenziale e adulta.
Siamo daccordo su questo ?

Pensiamoci: uno non è detto che diventi gay, ma potrebbe diventare schizofrenico, maniaco, serial killer, violento o a sua volta pedofilo (ma anche qui, non è detto no ?) o invece percorrere una strada psicologica in solitudine o con amici/parenti/medici che lo porti a una vita regolare e ad una congnizione psicologica di se stesso sana - ovvero che uno accetti se stesso per come è.

Se siamo daccordo su questo, siamo anche daccordo che io potrei essere schizofrenico "per natura" o "per cause esterne".
Così potrei anche avere attenzioni per lo stesso sesso sia per mia natura (e allora sarei gay) o per cause esterne (e allora mi chiedo, sarei gay ?).

Noi non possiamo sapere a priori se qualcuno che ha subito attenzioni sarebbe diventato o meno gay; non sappiamo se il suo destino e la sua natura sono davvero quelle o se i suoi comportamenti sono stati modificati da esempi di affettività errata (premesso che la pedofilia sia una forma di affettività errata).
Velies, l'affettività errata potrebbe anche essere l'avere troppe attenzioni ;-) (dai ti prendo in giro)

Ora, parliamo di questo bel fumetto... certo pecca su vari aspetti, ma se è vero che non tutti i gay hanno avuto problemi di pedofilia, è vero che molti gay potrebbero raccontare storie di strane affettività (che non molti raccontano, ma tra i miei amici gay ce ne sono veramente troppi).

Ora, la domanda a cui dovremmo rispondere è la seguente:
esiste un modo per definire con abbastanza certezza se un adolescente/adulto è omosessuale "per natura" o "per cause avverse" ?

L'altra domanda che sarebbe da porsi è: se uno è omosessuale per cause esterne, è giusto (moralmente) aiutarlo nel riprendersi la propria natura cercando di farlo "guarire" ?

La mia risposta è che la psicologia (fatta in modo serio) può aiutare molti; ma può aiutare solo chi vuole farsi aiutare perchè sente di avere qualcosa per cui farsi aiutare.

Ricordiamoci che c'è chi sta bene nella propria pelle e c'è chi invece - da etero o da omosessuale - ha delle pulsiosi che lo fanno sentire in colpa e quindi lo fanno stare male.

Non condanniamo a priori e pensiamo semplicemente che quel voltantino, con tutte le sue cazzate, potrebbe finire in mano a due tipi di persone:
- a chi si incazza e lo butta scandalizzato e schifato
- a chi ha subito quel tipo di attenzioni, si trova in quella situazione e potrebbe cercare aiuto.

Certo potrebbero anche leggerlo ragazzini che penseranno che tutti i gay sono stati sottoposti ad attenzioni di pedofili e quindi hanno bisogno di aiuto e rispetto... ma non credo che questo faccia poi così danno alla causa omosessuale.

I miei due centesimi di parere.

byb ha detto...

omosessuale "per natura" o "per cause avverse"???
su quale libro medico, psichiatrico o psicoanalitico si trovano concetti come questo?

Velies Thyrrens ha detto...

Ragazzi, mi sembra che ci stia sfuggendo un punto essenziale: questo troiaio di libretto è destinato ai BAMBINI. BSX ha esposto il suo punto di vista e per forza di cose non ha potuto che cimentarsi in tutta una serie di distinguo, segno che l'argomento è delicato e NON PUO' e NON DEVE essere affrontato superficialmente liquidandolo con 4 vignette in croce. Vi sembra ragionevole propinare un ammasso di stupidaggini come quelle del libriccino a chi NON HA e NON E' PREVISTO CHE ABBIA gli strumenti per discernere?!?
Non scherziamo, ragazzi! Non pensate inoltre che a un ragazzino che comincia a porsi il dubbio di essere gay leggere tutte quelle scempiaggini possano solo fargli aumentare la confusione?! E non mi venite a dire che quel fumetto potrebbe servirgli da sprone per parlare coi genitori!

B6x75 ha detto...

@byb: se hai idee diverse, argomenta pure liberamente. Magari consideri le mie idee delle cazzate che non meritano commento (nel qual caso evita anche le due righe), ma se hai idee diverse, ti prego esprimiti perchè così stai solo sentenziando senza esprimere alcun parere che sono certo ci servirà come argomento di discussione.

@velies: in effetti ci mancano un po' di punti, tra cui l'origine, il target (magari sarà dato ad adolescenti e non bambini, magari dopo un corso di sessuologia).. in qualsiasi caso, dovremmo preoccuparci non solo di "noi gay", ma anche di tutti gli altri.

Velies Thyrrens ha detto...

Nel link Amazon che ho pubblicato si trova la "recensione" del libro a cura di una certa Nancy Gifford della Schenectady County Public Library, NY che esordisce precisando "GR 3-5". Questo, presumo, si riferisce all'età dei lettori cui il testo è destinato, cioè i ragazzini di quarta e quinta elementare (dai nove agli undici anni) - qui altre informazioni sulle classi negli usa.
La signora Gifford osserva inoltre "the format of a picture book with large print makes this look like a book for preschoolers, but the writing attempt is aimed more at preteens who would scorn such a presentation-and rightly so". Mi sembra che più stroncatura di questa...

byb ha detto...

@B6x75
penso che valutare una omosessualità, anzi stiamo più generici, una sessualità "per cause avverse" sia azzardato. servirebbero solide basi per poter costruire una simile teoria. e le solide basi dovrebbero venire dall'osservazione di un congruo numero di casi. mi pare che tanto la medicina, la psichiatria e la psicologia si siano cimentate nella valutazione statistica dell'omosessualità (e forse lo hanno fatto anche altre materie, in tal caso aggiungiamole all'elenco) quindi mi chiedo, come vengono esplicitate nelle rispettive analisi queste sessualità "per cause avverse"? qual è la loro incidenza statistica? sono percentualmente maggiori eterosessualità per cause avverse? o omosessualità? o bisessualità? o transessualità?
e comunque, hanno queste o altre scienze individuato quel un modo per definire con abbastanza certezza se un adolescente/adulto è omosessuale "per natura" o "per cause avverse"?


a me risulta che attualmente le posizioni medico-scientifiche, supportate da decenni di statistiche e studi, siano piuttosto lontane da considerare l'omosessualità come provocata da cause avverse, ma magari è una mancanza mia, quindi se chiedevo se ci fossero studi e pubblicazioni sull'argomento.


____________

quanto al fatto che il "libro" abbia un target apperentemente di bambini molto piccoli, è veramente preoccupante. ed è anchd preoccupante che si possa presentare a un target preadolescenziale, che invece avrebbe bisogno di ben altri input e supporti.

B6x75 ha detto...

@byb: in effetti me lo chiedo anche io se esistono dati in merito; non lavoro nel settore e quindi non saprei rispondere, ma immagino che qualcosa ci sia.Certo è che i programmi tv su violenze e serial killer mettono spesso in vista la sessualità deviata di chi ha subito violenze (non parlo di CSI eh).
Per non essere frainteso, volevo precisare il mio pensiero: non volevo dire che chi è omosessuale lo è per cause esterne e neppure che l'omosessualità è una devianza.

Volevo semplicemente dire che, data una sessualità qualsiasi (etero, bi, omo, trans etc), alcuni eventi esterni possono causare, rispetto alle sessualità di base, dei mutamenti.

Personalmente ritengo che la psicologia possa essere utile per riportare una persona "deviata" alla sua sessualità di base, qualsiasi essa sia, e quindi che sia utile ad un omosessuale ad esserlo senza turbamenti, e così pure per un etero, un bi etc.

Sarei curioso anche io di vedere dei dati, ma sarei anche molto interessato a vedere come sono stati ottenuti, con quali test, da che tipo di persone e in quali contesti sociali.

B6x75 ha detto...

@velies: i disegni sono assolutamente infantili, il testo meno, ma chiaramente dice "when I became teenager, I started feeling really different from the other guys", il che implica che il libercolo voglia riprodurre l'esperienza di qualcuno che l'ha già potuta vivere. Poichè "teen" lo si è tra i 13 (thirteen) e i 19 (nineteen), direi che l'audience target a me sembra essere 13-19 anni, ovvero dalla 3a media alla maturità.

Considerando questo target, il fumetto potrebbe essere interpretato come il voler spingere tutti coloro che sono additati ad omosessuali (ma non solo) a riflettere sulla loro sessualità e sulle loro esperienze passate.

Se mi permetti un paragone molto poco azzeccato, è come mettere una vergine in mezzo ad una folla di gente col mantello nero per vedere se per caso qualcuno di questi si rivela essere un vampiro.

B6x75 ha detto...

Ora, cerco di uscire un attimo dal percorso critico intrapreso finora nei commenti.

Io - a livello personale - mi sono chiesto più di una volta per quale motivo avessi intrapreso la strada dell'omosessualità prima e della bisessualità dopo, ovvero mi sono domandato più di una volta perchè fossi diverso dalla maggioranza dei miei coetanei.

Una delle prime "ricerche" fatte su me stesso è stata orientata alle affettività famigliari, e mi son trovato ad autoaffermare che il mio rapporto coi genitori era nell'ambito della normalità (confrontato con quello degli amici etero).

Ho anche pensato e cercato di ricordare se per caso fossi stato oggetto di attenzioni particolari, ma anche qui ho fatto un buco nell'acqua.

Insomma, cercavo un motivo, qualcuno o qualcosa per spiegare (e non credo per incolpare) perchè ero così.

Avendo finito gli elementi di ricerca, ho deciso di vivere quello che ero secondo quello che volevo vivere: se sono così e ne ho coscienza, allora posso anche autodeterminarmi e decidere di vivere la mia sessualità secondo quello che mi fa stare meglio.

Velies Thyrrens ha detto...

"il che implica che il libercolo voglia riprodurre l'esperienza di qualcuno che l'ha già potuta vivere". Mi spiace, non sono d'accordo :) Perchè un libretto destinato all'infanzia non potrebbe parlare di qualcuno che ha un'età diversa dal destinatario?!? E poi non credo che i tredicenni del terzo millennio, che navigano su internet da un bel po', si lascerebbero sedurre da una grafica tanto infantile!

B6x75 ha detto...

Beh se spostiamo il discorso sulla grafica, per quanto essenziale, non trovo che sia infantile.

Certo che se uno vuole fare un libretto e targettarlo a giovani e ci mette vecchietti, sarà dura averne l'attenzione e farli sentire parte di ciò che viene rappresentato.

Insomma, io sono dell'idea che il libretto non sia poi così malvagio se dato a 13-19 enni e se a fronte del libretto c'è anche una forma di comunicazione per meglio posizionarlo. Chiaro che se dato ai 9-11 mi spavento pure io.

E come spesso succede per tutti i contenuti (video, film, telefilm, internet, siti etc) il problema non è spesso nei contenuti ma a chi finisce in mano.

Velies Thyrrens ha detto...

Guardate cosa ho scoperto sull'autore di questo simpatico libretto:

Richard Cohen (born 1952) is an author and conversion therapist. He has been called one of America's leading practitioners of conversion therapy. Cohen gives lectures and runs seminars and workshops where he sells his books

(fonte >>)

QUI trovate il video di una dimostrazione delle tecniche di terapia "riabilitativa" inventate dal Sig. Cohen.

In effetti, ne avevo anche già parlato

Discorrendo di quella merda di libercolo come se si trattasse di una cosa seria abbiamo evidentemente perso il nostro tempo.

B6x75 ha detto...

Velies, continuo a non essere daccordo con il tuo approccio antiliberale.

- autocensura -
(ogni tanto mi vien da insultarti)

Cohen propone un libretto e tu giudichi il libro per quello che è lui. Rimaniamo sul libro, svisceriamo il problema seriamente e fino in fondo.

Guarda che davvero mi stupisco di come i peggiori ghettizzatori siano quelli che fino a poco tempo fa si sentivano in un ghetto.

Vogliamo iniziare a pensare che ci sono persone che sono quello che non vorrebbero essere ? Che hanno il diritto di cercare, in un modo o in un altro, di essere quello che loro vorrebbero essere ?
Cos'è sta moda degli ultimi anni del dover per forza accettare se stessi e le proprie pulsiosi e tendenze anche se non ci piacciono?

Se tu sei gay, ti sei accettato e sei felice di quello che sei, bene, sono il primo a esserne felice, ma per chi vive la vita in modo diverso da te cerchiamo di aver rispetto - anche quando le idee altrui non ci piacciono.

Se io fossi ciccione, dovrei perforza accettarmi come tale ? Oppure avrei il diritto di cercare una strada alternativa a quella che la mia natura mi ha imposto ?

Vorrei davvero che l'argomento si affrontasse seriamente ponendosi dei quesiti e cercando di darsi delle risposte.
Ad esempio: fin dove il lavoro di Cohen (o di altri "redentori") è giusto e quando diventa sbagliato ? cosa rende sbagliato il suo lavoro ? E' tutto sbagliato al 100% ?

byb ha detto...

ok accettare ognuno per quello che è e che vuole essere, ma non possiamo nemmeno considerare che tutto abbia lo stesso valore.
questa è a mio parere una schifezza. ho un nipote di 10 anni e non leggerebbe un libro con tratti così infantili, perché lo considererebbe una cosa da bambinetti. per grafica, impaginazione, disegni, etc...
eppure il contenuto è estremamente controverso. a mio parere adatto ad adolescenti di almeno 16 o 17 anni.

il contenuto poi è estremamente strano. se uno psicologo italiano usase i termini e i modi di quello descritto nel libro, verrebbe radiato dall'ordine.
ognuno sarà anche ciò che è e vuole essere, ma appunto per questo non è il lavoro dello psichiatra ne dello psicologo possono andare a dire ai propri pazienti cosa sono e se sono etero o gay. è la persona a dover capir di per se stessa cosa è e cosa vuole essere, un terapeuta non dovrebbe a una persona che gli dice "credo di essere gay" rispondere "ma no sei solo confuso perché..."

B6x75 ha detto...

Ok, diamo per scontato che il libretto è stato disegnato da un grafico incompetente e immaginiamoci ora la grafica più bella del mondo ma con gli stessi contenuti e con vignette alla Bart Simson o quello che secondo voi è più prossimo ai giovani d'oggi.

Condivido con te i 16-17 anni, io amplierei anche ai 13-19 (anche perchè a 10 anni se non son gormiti non guardano nulla).

Perchè verrebbe radiato un italiano ? quale parte in particolare ti sembra tale ?

Condivido con te che la risposta "non sei gay sei solo confuso" sia molto semplicistica rispetto ad un tema così complesso.
Certo lascia aperte delle porte ad una persona di cercare la sua verità. Dirgli "sì sei gay" sarebbe lo stesso errore quindi non posso che condividere che il modo corretto sarebbe ascoltare e aiutare la persona a trovar se stessa senza spingerla in una o un'altra direzione.

byb ha detto...

questo "dottore" trova una magica soluzione subito. e spiega al paziente che lui si sta sbagliando circa se stesso e la propria identità.
questo è assurdo, primo il rischio di sbagliare è enorme, il dottore, per quanto preparato non può sapere se la sua interpretazione è corretta, il paziente potrebbe comunque essere "normalmente omosessuale", anche se apparentemente l'omosessualità secondo il dottore fosse causata da traumi infantili.
e per questa ingerenza, sarebbe considerato una violazione del comportamente deontologico e per questo potrebbe venir radiato dall'albo professionale. (l'ordine degli psicanalisti nel 2008 aveva emanato una circolare per ricordare che ogni terapia "riparativa" sarebbe significata radiazione sicura)

inoltre l'idea che la sessualità "diverse" siano provocate da mancanze o da accessi di affetto e protezione, paterno o materno, nell'infanzia sono stati ampiamente smentiti dai dati statistici: semplicemente non è vero. non c'è differenza statistica tra gli omosessuali e gli eterosessuali, che hanno avuto un'infanzia "felice" o meno.
la storia sarebbe ugualmente anomala, ma proprio ugualmente, se fosse identica, salvo il fatto che il dottore dicesse al ragazzo "il tuo problema è che non sei etero, ma le attenzioni di tuo zio quando eri bambino ti hanno portato a crederlo: tu sei gay."

Velies Thyrrens ha detto...

Non mi ritengo antiliberale (e, infatti, come vedi, non modero nessuno...): la questione, in realtà, è molto più semplice. Il sig. Cohen è libero di fare quello che vuole, di credere che la terra sia piatta - o che altro - e di fare proselitismo alle sue idee come crede meglio. La mia idea sul suo libretto (non mi pare di aver espresso alcuna diretta riprovazione su di lui), però, non cambia.

Secondo me non si può propinare con una tale superficialità delle idee che, mi si dice, non hanno alcuna validità scientifica, ad un pubblico che, indipendentemnete dalla confezione del prodotto che veicola quella determinata idea (grafica & c) non ha e non può avere gli strumenti per discernere. Del resto bsx stesso riconosce che l'approccio al tema è troppo semplicistico.

Sono profondamente convinto che un libretto del genere, fintamente innocuo, sia in grado di creare più problemi di quanti (asseritamente) ne risolve. Penso alla confusione totale in cui mi trovato nei miei anni teen, e al tempo straordinariamente lungo che mi ha preso risolvermi un po'. Sentirmi dire è ESCLUSO CHE TU SIA GAY, hai bisogno dell'affetto di tuo papà mi avrebbe gettato in un circolo vizioso del quale, neppure adesso, riesco ad immaginare l'uscita. Questa idea, propalata dal sig. Cohen e tratta dalla sua esperienza personale (vedere la pagina wikipedia) con la chiara intenzione di generalizzare personalmente la ritengo una cazzata senza appello. Non si può trarre da un fatto episodico, personale, un principio generale semplicemente perchè le cose, vivaddio,sono un po' più complesse di così. Che poi ognuno abbia il diritto di dire quello che vuole malgrado tutto, non era l'oggetto del post.

Per inciso, mi pare che bsx confonda la mia critica al libretto (che continuo a ritenere sia indifendibile) a quella relativa alle terapie riparative tout court. La prospettiva che a me spaventa non è tanto quella di chi si vuole "riparare" e che tenta le vie della psicanalisi, della psicoterapia (o che altro, non mi lancio in distinguo perchè non sono in grado) per cercare di viversi meglio, ma il fatto che I TERZI (datori di lavoro, familiari, leader religiosi) vedano in queste tecniche, scientificamente discusse, la strada per "emendare" una condizione che NON riguarda loro e che è loro poco gradita. "Eh però potresti andare a sentire quel dottore... AH IO POI NON DISCRIMINO NESSUNO, però che male ci sarebbe, ha aiutato tanti..." C'è bisogno ANCHE di questo, per rendere le cose più difficili agli omosessuali? Secondo me no. Poi, intendiamoci, liberi tutti: una mia amica ha comprato un libro "dimagrire con la preghiera" (NON STO SCHERZANDO)...

Sull'argomento vi segnalo piuttosto questo contributo dal significativo titolo "Riparare la sessualità, l'aberrazione della psicologia", nel quale giustamente ci si domanda "Le ragioni elencate dai clinici per motivare l’intervento «riparativo» vedono al primo posto la «confusione del paziente circa il proprio orientamento sessuale», al secondo la «pressione sociale e familiare», al terzo i «problemi di salute mentale» e al quarto le«credenze religiose». «L’uomo omosessuale che ho aiutato a diventare eterosessuale», risponde per esempio uno degli psicologi «riparatori» intervistati, «viene da un ambiente (lacuna nel testo) è inaccettabile; per lui la cosa più importante era essere accettato dalla comunità». È questo il lavoro dello psicologo? Garantire il massimo adattamento anche a costo di manipolare l’identità?"

Anonimo ha detto...

Complètement d'accord avec toi Vel.

Al

B6x75 ha detto...

Dopo un po' di riflessione direi:
per migliorare il nostro adattamento sociale ci facciamo tagliare, tirare, aggiungere, togliere, allungare, gonfiare e trasformare il corpo... perchè è sdoganata la modifica corporea se finalizzata allo "star bene con se stessi" e non la modifica d'identità sessuale ?

Sottoscrivo però:
- che deve essere una scelta personale

PS: Hai visto Veliè che dopo 50 post di gadget, modelli da 4 soldi e strumenti sessuali di basso profilo, qualcosa di serio è uscito ?

Velies Thyrrens ha detto...

Non tutti sono interessati a questo genere di post, e alle relative discussioni. Oltretutto a me i discorsi gay liberal mi annoiano DA MORIRE, e li propongo solo in casi clamorosi ( il fascino si esaurisce rapidamente quando TUTTA la questione si risolve considerando che A) "non si vede perchè alcuno debba esprimere giudizi o riprovazioni su una condizione che non lo riguarda" e B) "non si vede perchè l'ordinamento, che non vietando espressamente, CONSENTE le relazioni omosessuali, rifiuti poi di regolarne gli effetti giuridici che ne scaturiscono in base a considerazioni metagiuridiche non uniformemente condivise")

B6x75 ha detto...

Perchè A) si chiama democrazia, ovvero la maggioranza decide anche per la minoranza (modello politico che peraltro non approvo). Purtroppo non c'ero quando è stata scelta per questo paese e purtroppo ci sono nato senza essere stato interpellato.Non per questo rimango passivo a guardare.Combatto la democrazia (*).

Perchè B) Il fatto che non vieti, non implica che si debba legiferare in merito. E' chiaro che non è vietato bere/mangiare e non per questo c'è un effetto giuridico in merito.

(*) Non facciamo l'errore di pensare che poichè io ritenga la democrazia una schifezza, per questo io sia monarchico o robe simili eh!

byb ha detto...

@B6x75
la tua intepretazione di "democrazia" è molto diffusa, e non posso che essere d'accordo sia un sistema sbagliato.
ma nel momento in cui la maggioranza decide per stessa, sulla testa delle minoranze, pur potendo usare il termine "democrazia", io userei l'espressione "dittatura della maggioranza" o "dittatura del popolo".
riservo al termine "democrazia" caratteristiche più raffinate, dove utopisticamente si potrebbe parlare di un "governo di popolo, dal popolo, per il popolo", in cui la maggioranza governasse doverosamente negli interessi di tutti, non solo di se stessa, in cui le minoranze non siano calpestate, ma ascoltate.
insomma, un concetto di "democrazia" abbastanza diverso da quello applicato troppo frequentemente.

Velies Thyrrens ha detto...

Non scherziamo:
a) il mio punto A parlava di giudizi, e il compito di una forma di governo non è certo quello di darne. Non vedo cosa c'entri la democrazia.
b) il diritto E' regola, ed esiste esattamente per quello. E' opinione tradizionale (e, invero, di buon senso) che ciò che produce effetti che vanno al di là dei soggetti di un dato rapporto giuridico (considerazione che rende non calzante il fatto individuale "bere/mangiare") DEVE essere regolato, altrimenti si ricade nell'arbitrio e, per esempio, si corre il rischio che due fattispecie esattamente identiche che vengano portate davanti ad un giudice, siano oggetto di pronunce esattamente opposte. Un tizio, tempo fa, sosteneva anzi che il diritto si AUTOGENERA, e che persino tra le persone in fila in coda in un ufficio pubblico sorgono spontaneamente delle regole: passano prima le donne e gli anziani, non ci si chiama da un capo all'altro della fila (...) Quando un fenomeno sociale, culturale si manifesta con sufficiente frequenza non può essere ignorato dal legislatore, perchè QUALSIASI regola è SEMPRE MEGLIO di nessuna regola. Se poi mi si dice che l'ordinamento SCELGLIE di non disciplinare certe fattispecie, ok, ma allora prendiamo atto che si tratta di una scelta di politica legislativa, che nulla ha a che vedere con la giustizia sostanziale.

B6x75 ha detto...

Velies, la tua interpretazione è molto italiana (per questo abbiamo miliardi di leggi che dicono una cosa e il suo opposto); ma pare anche molto tecnico quindi probabilmente hai studiato queste cose qui in Italia.

Forse la cosa migliore sarebbe quella che citi,ovvero fare in modo che i fatti e le esperienze autogenerino regole.
In America sono le sentenze a farlo.. e piano piano vediamo sempre più nel nostro ordinamento questo genere di eventi.
Se il tentativo di Piergiorgio Welby era quello di costringere a legiferare/discutere, basta attendere e/o studiare un evento/meccanismo per generare interesse anche per quanto riguarda l'argomento di cui parli.

Certo finora non ho visto molta capacità del movimento di fare grandi cose, sia da un punto di vista politico che organizzativo.

Forse il problema è proprio legato al fatto che il fenomeno sociale/culturale specifico non si manifesti con sufficiente frequenza ?

(porrei l'accento sulla parola "manifesti")

@Byb Mi garba il tuo commento.

Alex ha detto...

Al di là della banalità dello stereotipo dei gay, mi pare anche più grave che il pedofilo schifoso zio Peter risulti alla fine impunito. Anzi, il pervertito terapista vuole contattare zio Peter per dargli aiuto!!! E zio Peter poi chiede perdono...e questo basterebbe? Mi sembra che il messaggio sia chiaro: violentate pure tutti i bambini che volete, basta soltanto che dopo chiediate scusa! Questo libriccino, oltre ad essere antieducativo, promuove la violenza ai minori, ovvero uno dei più gravi reati che ci possano essere.

Velies Thyrrens ha detto...

ragazzi, da 35 commenti ripeto che questo libro è uno schifo, più di così che devo dire?!?!?

Anonimo ha detto...

Quel che dice quel libercolo di Richard A. Cohen è verissimo. Io sono diventato gay per via di carenza d'affetto: le donne non me la calavano mai. Ah, come vorrei trovare una donna volenterosa che mi potesse convertire all'eterosessualità!