sabato 19 luglio 2008

Facce: il fioraio

La bottega del fioraio è una caos di colori e di profumi il cui erompere è tuttavia trattenuto dallo sguardo triste del vecchio proprietario, un viso che da sempre associo a quel luogo. Mi saluta con la sua voce nasale, femminea, affaticata mentre la piccola donna vicino a lui non mostra di avermi neanche notato. Mi chiedo cosa ci faccia una presenza muliebre vicino ad un uomo chiaramente, disperatamente omosessuale: noto la fede, lo sguardo distrattamente affettuoso che lei gli rivolge e realizzo che cinquantanni fa gli uomini non avevano alcuna alternativa e che forse il matrimonio era l'unico appiglio per non sprofondare in un abisso senza redenzione. Mi guardo intorno con rinnovata consapevolezza e nessun dettaglio sfugge al mio occhio allenato. Appese sopra il banco, alcune fotografie ritraggono impietosamente il fioraio a fianco di giovani uomini dalla bellezza scintillante che riconosco essere le glorie dello sport amatoriale cittadino; noto il vecchio calendario della squadra di calcio, perennemente aperto su un mese che non vi è più ragione di mostrare se non per l'uomo che è stato fotografato per rappresentarlo. Il fioraio segue il mio sguardo, forse è tentato di sussurrare una spiegazione che, peraltro, tengo a bada mostrandomi indifferente. Mi coglie il terrore che la familiarità che l'uomo nutre verso un cliente abituale, e l'istinto che ci porta a riconoscersi gli uni con gli altri, lo induca ad ammiccarmi, a sorridermi, a dire qualcosa. Non è tuttavia questa la solitudine con la quale voglio misurare la mia: forse il vecchio riconosce il muto segnale che gli mando, forse ho frainteso ed è solo che lui, da sempre, ha smesso di ascoltare. Affretto gli acquisti, saluto freddamente e, nella mia immaginazione, la minuscola donna tira un sospiro di sollievo.

15 commenti:

abelson ha detto...

ciao vel ! molto toccante, soprattutto se si pensa a quante vite sono rappresentate da quest'uomo e dalla sua sfortunata moglie. e poi mi ha colpito: "e l'istinto che ci porta a riconoscerci gli uni con gli altri"

Velies ha detto...

grazie Abel (mi fa piacere avere tue notizie!!). tieni presente che questo fioraio esiste per davvero (foto di ragazzi comprese). Se c'era uno che NON si doveva sposare era proprio lui!!

Watkin ha detto...

Sì, post emozionante, grazie

loran ha detto...

A volte si dimentica quanta sofferenza e frustrazioni potevano esserci nella vita delle persone omosessuali, solo pochi decenni fa.

Velies ha detto...

mi fa piacere che abbiate gradito. ho perso un po' la mano a scrivere queste cose (e la voglia, con tutti i problemi che ho avuto in questo periodo). Sto pensando a un "Facce: il grande obeso", vediamo tra qualche giorno...

Anonimo ha detto...

No Velies, non perdere la voglia:
pensa che i tuoi post li stampo (o li spedisco), li faccio lèggere in giro e li commentiamo.
...ma non sentirti oberato di responsabilità!

Velies ha detto...

(((O_o)))
ribaldo, ma che dici davvero?!? PERCHE' lo fate?!? fammi avere almeno qualche feedback! (positivo o negativo non importa)

Gan ha detto...

Ribaldo ha fondato il Velies Fan Club e non lo sapevamo! Voglio fare la tessera!
Velies, questo pezzo è molto bello, davvero.

Anonimo ha detto...

Lo faccio perchè dici meglio di me le cose che sento io...ma non ti preoccupare, li uso con molta cautela, in momenti privati e con persone sicure, ma ti assicuro che piacciono sempre più di quel che mi aspetto,anzi, me li fanno apprezzare ancora di più (sono un po' lento, io, di comprendonio...)

Velies ha detto...

Rib (posso chiamarti Rib?) non è affatto un problema di privacy! Fai delle cose che scrivo l'uso che preferisci!!!! Anzi, se spargi la voce mi aiuterai a diventare la regina dei blog!!!

Ale ha detto...

Loran, il mondo è pieno di ragazzi che oggi e non solo ieri decidono di diventar "fiorai" il "mostro" vero è dentro noi non fuori!
Velies.... un grande scrittore di emozioni come sempre! Fortunato chi ti è amico! :)

loran ha detto...

Si quello che dici è vero Ale, dipende da noi e dall'accettazione che si ha di se stessi, il vivere la vita pienamente, ma prima certe scelte sociali erano quasi obbligate.
Questo non vuol dire che oggi non ci siano persone che vivono in modo nascosto e frustrante la propria natura per motivi sociali e personali, ma solo che qualche decennio c'erano qualche difficoltà in più.

Velies ha detto...

Anche io l'ho sempre chiamato "il Mostro" (il disagio e il dolore che non ti abbandona mai). ma è passato tanto tempo, e ora ho la sua testa appesa sopra il caminetto...

Watkin ha detto...

Forse ti fa piacere sapere anche questo: lo sai che nei giorni prima di fare il mio primo coming out (con i genitori!) mi ero letto su e giù tutto il tuo blog, che avevo appena scoperto? E insomma, la tua buona parte per farmi giungere a quella decisione l'hai fatta anche te, davvero :)

Velies ha detto...

((O_o)) DAVVERO?!?!
Ammazza!
:O