venerdì 20 luglio 2007

Rugbysti in rosa

L'omosessualità nello sport è ancora coperta da un tabù incrollabile e, anzi, non molto tempo fa un giudice di merito si pronunciò sostenendo l'assoluta inconciliabilità della "qualifica di omosessuale" con la condizione di atleta professionista, segno evidente che il pregiudizio è ancora duro a morire.

Tuttavia, non tutti i gay si dedicano allo shopping e alla cura delle proprie unghie: ho contattato un rugbysta che gioca a livello amatoriale, omosessuale dichiarato (nei termini che vedrete), e lui è stato così gentile da rispondere a qualche domanda e a prestarsi a questa specie di "intervista". Le virgolette sono d'obbligo perchè le domande, ahimè, non sono il massimo. In compenso, intelligenti e attente sono le risposte, anche se, come ha detto il nostro amico "mi fa un po' strano scriverti così tanto di me, anche di cose che ritengo personali…"

Un rugbysta omosessuale... molti "regolari" farebbero fatica a crederci...
Beh... Pratico il rugby da 14 anni ed è entrato nel mio DNA, la squadra è ormai una famiglia per me. Succede in tutti gli sport di squadra, ma nel rugby i compagni sono qualcosa di più: non ci si allena e gioca solamente insieme, ma si fanno feste, tornei per beneficenza, si esce a bere una birra molte sere a settimana in compagnia. Con morose, mogli, amici, parenti…

Sei l'unico omosessuale della squadra?
No: siamo in due, e, fino a 4-5 anni fa, nessuno dei due sapeva dell'altro. Abbiamo gestito la cosa in maniera diversa, anche per via delle differenze di età. Lui si è dichiarato ufficialmente, e la squadra l'ha presa bene. Magari i primi tempi qualce scivolone con qualche battuta pesante, ma fatta più per stereotipo che per cattiveria o intento maligno.

E tu? Hai avuto paura di essere rifiutato?
Ovvio che la paura del rifiuto c'è stata. Parecchia. Si parla comunque di uno sport in cui c'è contatto fisico, ci si fa la doccia nella stessa stanza, ci si vede nudi…e la goliardia che ruota attorno a questo sport è spesso basata su scherzi, battute e cose con riferimenti sessuali. Alla fine bisogna fare i conti con gli stereotipi e con le leggende, purtroppo. A quel punto sta alla sensibilità delle persone che hai di fronte...

Sei dichiarato?
No, anche se il mio amico in pratica mi aveva aperto la strada. Non devo giustificarmi con nessuno; inoltre, visto che con lui erano tranquilli, non ne vedevo la necessità (il gesto provocatorio "apripista" era già andato a buon fine). C'è un altro motivo, forse quello fondamentale: nella società ricopro, oltre al ruolo di giocatore, anche quello di membro del consiglio direttivo e di allenatore di squadre juniores. L'ho fatto per evitare imbarazzi alla società: i ragazzini di oggi non hanno più nessun problema di fronte a certe argomenti, ma forse i genitori... Così mi son sempre fatto… i fatti miei. ;-)

Non dirmi che non lo sa nessuno!
L'ho confidato tempo fa ad alcuni compagni di squadra, con i quali esco tutt'ora 3-4 sere a settimana, e con i quali abbiamo creato una compagnia di amici (diciamo che sono i miei migliori amici sia in campo che nella vita fuori). Anche loro l'han presa benissimo. Ovvio che non se l'aspettavano, visto che mi ritengo un tipo totalmente maschile. Ultimamente, dopo aver raggiunto un certo equilibrio personale, ho cominciato a portare fuori con la squadra il ragazzo con cui esco, senza fare chissà che presentazioni. Ormai penso l'abbiano capito tutti, ma l'ambiente è rimasto totalmente sereno. Anzi.

Di che cosa parli con i compagni? Riesci a comunicare? Ti senti mai... "alla finestra", ascoltandoli?
Certo che ci riesco! E' ovvio, i discorsi che si fanno cadono sulle donne (se mi permetti il termine anche se volgare, sulla figa :-P). Io dico la mia, valutando oggettivamente l'estetica. Poi, oltre…non mi sono mai espresso, ma, no, non mi sono mai sentito alla finestra. Semplicemente, non avevo e non ho più di tanto da dire.

Scusa la domanda... "da caserma", ma credo che te l'abbiano fatta tutti: "come fai", negli spogliatoi?
Eh eh… questa domanda me l'hanno posta quasi tutti gli amici gay che ho e pochissimi degli amici etero... Stare nudi per me è normale. Gioco dall'età di 12 anni e ormai non mi fa né caldo né freddo. Sono abbastanza razionale da controllarmi. Poi siamo una famiglia, siamo molto legati, mai e poi mai mi permetterei di fare "lo scemo" rischiando di perdere delle amicizie molto molto profonde. Certo, l'occhio lo si butta, ma siamo umani. E poi lo fanno (e anche spesso) anche gli etero ;-)

Qualche momento di imbarazzo?
Un po' di imbarazzo ogni tanto lo colgo, ma penso sia normale. Si butta li una battuta (fatta con il cuore) e si va avanti… Io stesso ricevo battute (fa parte del gioco), ma mai cattive: sono sempre stato una persona corretta, mai fatto allusioni, ammiccamenti o cose ambigue, per cui mi sono guadagnato un certo rispetto, come giocatore e come persona.

Un rapporto normalissimo, quindi!!
Certamente! Alcuni compagni di squadra, specie all'inizio, erano curiosi di sapere e capire cosa, come, dove, perché… Anzi, poi alcuni di loro li ho pure portati con me a ballare con le loro morose e i miei amici gay in disco gay. E si son divertiti una cifra...

Grazie per esserti prestato a questo gioco.
E' stato un piacere. Spero di essere stato abbastanza esauriente: ci sarebbe da scrivere un libro intero…anche perché poi son tutti fatti che si legano in maniera complessa e indissolubile con tutto il resto della mia vita: famiglia, amici, studio…

7 commenti:

Alessandro Magno ha detto...

Vel! che bella questa intervista complimenti.

Velies ha detto...

grazie. ne sarà contento anche il mio amico rugbysta

tidusquall ha detto...

molto interessante e illuminante, mi è piaciuto leggerla

loran ha detto...

Bella e interessante la tua intervista Velies, finalmente qualcuno che parla della propria omosessualità senza troppe paranoie.

Ciao da Loran

Velies Thyrrens ha detto...

Esatto, loran, è precisamente quello che è piaciuto anche a me.

Anonimo ha detto...

Bella l'intervista! Dovresti proporne altre!!
E belle le foto. Io di rugbysta ne conosco solo uno (e solo di vista purtroppo) e devo ammettere che è uno schianto!
Roberta

Velies ha detto...

grazie roberta. confesso che "fare le interviste" non è che mi venga esattamente naturale :) ma se interessa vedrò di inventare qualcosa. Ci avevo già provato, del resto
http://velies.blogspot.com/2006/10/stare-sul-chi-vive.html