venerdì 16 giugno 2006

Parole smarrite

Sono rimasto molto sorpreso, quando mi sono accorto che la versione italiana della short story Brokeback Mountain, pubblicata da Baldini e Castoldi con il titolo Gente del Wyoming e la traduzione di Mariapaola Dèttore è mancante di un'intera cartella di testo (!).

Non so spiegarmene la ragione, ma nell'antologia Close Range, Brokeback Mountain and other stories (Harper Perennial 2006 >>) il racconto in questione inizia con questa suggestiva scena, inspiegabilmente soppressa, almeno nella prima edizione italiana. L'ho tradotta col massimo dell'attenzione: vi piacerà, come è piaciuta a me.

Ennis del Mar si sveglia prima delle cinque, il vento scuote la roulotte, sibilando attorno alla porta d'alluminio e ai telai delle finestre. Le camicie appese ad un chiodo sobbalzano leggermente. Si alza, grattandosi il triangolo grigio di ventre e pelo pubico e si trascina al fornello, versando avanzi di caffè in un pentolino di smalto scheggiato che la fiamma avvolge di blu.

Apre il rubinetto e orina nel lavandino, si infila la camicia, i jeans ed i suoi stivali consunti, pestando sul tacco per calzarli completamente. Il vento rimbomba attorno al profilo curvo della roulotte e sotto il suo possente soffio Ennis riesce a distinguere il suono del graffiare della ghiaia e della sabbia.

Potrebbe essere brutta, sull'autostrada, con il furgone per i cavalli. Dovrà essere pronto per lasciare quel posto quella mattina stessa. La fattoria è di nuovo sul mercato: gli ultimi cavalli sono stati già mandati via, tutti sono stati pagati il giorno precedente; "Dagliele, a quegli squali dei proprietari, io di qui sono fuori", aveva detto il fattore, lasciando cadere le chiavi nelle mani di Ennis. Forse dovrà andare a stare con la sua figlia sposata fino a quando sarà riuscito a trovare un altro lavoro, ma si sente pervadere di un senso di piacere perchè Jack Twist è stato nei suoi sogni.

Il caffè stantio sta per traboccare ma lui lo prende prima che fuoriesca, lo versa in una tazza macchiata e soffia sul liquido nero, lasciando che una tessera del sogno scorra in avanti, verso di lui. Se non si fissa sul pensiero, chissà che quel sogno non possa infondere calore alla sua giornata, riscaldare quel vecchio, freddo periodo passato sulla montagna, quando loro due possedavano il mondo, e niente sembrava sbagliato.

Il vento percuote la roulotte come spazzatura perduta da un camion portarifiuti, si affievolisce, muore, lasciando un temporaneo silenzio.


Qui sopra, un'istantanea del mio momento preferito di tutto il film, quando i due si rinfacciano con dolore e rabbia tutte le cose non dette. Sigh...

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