martedì 16 maggio 2006

Scacco matto

Ho già detto che una delle cose che mi ferisce di più è sentir dire gli amici "scusa non posso": mi riferisco alle volte in cui li cerco per piacere personale, per stare un po' insieme, e quasi sistematicamente mi sento dare quel genere di risposta. Da tempo ho concluso che sono stufo di dover dare la caccia alle persone con cui ho a che fare, di dover pianificare le cose in modo che esse non possano che rispondere positivamente alla mia richiesta di compagnia, di dover dare ai miei "amici", quasi letteralmente, scacco matto.

In passato ho detto che mi sentivo solo; non intendevo allora, nè intendo dire adesso, che mi sento abbandonato a me stesso: so bene che di fronte alle grandi prove della vita, quasi sempre c'è qualcuno che, per via dei
sensi di colpa, del senso del dovere, o, più semplicemente, per carità ipocrita, ci offre il suo sostegno. Essere soli significa piuttosto dover gestire i piccoli-grandi disagi senza poter contare su nessuno, proprio perchè, in effetti, nessuno può farci davvero niente, se non offrire la propria presenza fisica. Il che, in effetti, sarebbe più che abbastanza.

Questa riflessione appare più disperata di quello che realmente vorrebbe essere, ma il giuoco delle parole in libertà è bello proprio per questo. Anche quando, come stavolta, le parole mi portano altrove, superando le mie stesse intenzioni.

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