mercoledì 16 luglio 2014

Il volto zuccheroso del pregiudizio


La recente notizia del coming out del nuotatore australiano Ian Thorpe, come freccia dall'arco scocca, è volata veloce di bocca in bocca e ha riempito la Rete, suscitando commenti assolutamente infami, tra i quali quelli su Facebook (e non solo lì) che sono stati riportati oggi da varie fonti e che meriterebbero l'attenzione di un pubblico ministero. Ormai la cultura dell'insulto, del feroce attacco personale è stata sdoganata (complici anche vari esempi che provengono da personaggi pubblici che personalmente spero tornino privati) e purtroppo ci si fa sempre meno caso ("si sa, la Rete è così..." - come se fosse una cosa normale). Invece io trovo persino più spregevole il titolo del quotidiano che vedete, in cui il nuotatore, dopo essersi dichiarato per quello che è, smette di essere lo SQUALO che tutti pensavano e diviene, nell'immaginario di chi ha scritto quel pezzo, un allegro pesciolino rosa, una specie di simpatico Nemo in gonnella (il "confessato" di cui alla prima frase non lo commento nemmeno.) Presumo che gente del mestiere, che scrive sui giornali per guadagnarsi il pane, sappia che ci sono cose che, a prescindere da come la si pensa, è meglio non scrivere. E' questa la cosa grave, secondo me e cioè che qualcuno ha scritto il titolo, l'ha vagliato mentalmente almeno per qualche istante (non molti, presumo...) e l'ha ritenuto perfettamente accettabile: innocuo o persino arguto o spiritoso. Scommetto che se si chiedessero chiarimenti la risposta sarebbe del solito tenore "che c'è di strano!? Io scherzavo.." (o qualcosa del genere) - una domanda del tutto retorica perché l'autorevole quotidiano non risulta aver fatto alcuna marcia indietro o speso parole di sorta su quel titolo. Non sono solo gli insulti feroci e criminali che tanti idioti lasciano su Facebook a dimostrare quanto è radicato il pregiudizio, bensì anche cose come questa del "pesciolino rosa". Non che a nessuno (tranne ai gay) importi nulla, intendiamoci.

2 commenti:

Loran ha detto...

Fortunatamente i commentatori del articolo sul Tempo.it hanno fatto notare al "giornalista" l'idiozia del titolo e dell'articolo nei più svariati modi, cosa che non è successa purtroppo con gli indegni commenti sulla pagina di facebook della Gazzetta dello sport.

Marco ha detto...

Si fosse fermato a quello... Ha anche usato termini come "Confessare" (che c'è da confessare, mica è illegale" o "outing" al posto di coming out (informarsi prima sul significato dei termini faceva brutto?).
Decisamente è una delle pagine più tristi del giornalismo che conferma quanto sia subdola ed insistente l'omofobia italiana.