giovedì 10 aprile 2014

La saggezza dell'armadillo

Mi piace abbastanza, Zerocalcare: i suoi fumetti mi hanno fatto sbellicare, più di una volta al punto che i suoi sono stati praticamente gli unici che ho acquistato dopo gli albi di Asterix, comprati EONI fa. Tra l'altro, Zerocalcare (al secolo Michele Rech), mi piace pure un po' fisicamente: non tanto perché sia una bellezza di quelle scintillanti che metto sempre sul blog, quanto perché è abbastanza carino, simpatico ed arguto e nelle interviste appare di una timidezza sconcertante; caratteristiche queste che basterebbero per un invito a cena (Calcà, ritieniti invitato: ma dato che pago io, il posto lo scelgo io - niente kebabbari da du' spicci). Leggendo i fumetti di Zerocalcare ci si imbatte spesso in involontarie perle di saggezza, come quella rappresentata nella vignetta qui sopra: molti pensano che la vicinanza fisica ad uno degli oggetti del nostro desiderio e, appunto, l'intensità di quest'ultimo basti a garantire una... conclusione positiva (o, come dice l'autore, "la condivisione di uno spazio fisico e la predisposizione di uno dei soggetti non sono condizioni sufficienti a determinare la copula") e questa è, come ben sappiamo, una pia illusione. Ricordo che una delle cose che, dopo la laurea, ho lasciato con più dispiacere era la biblioteca della facoltà, frequentato da tanti che amavano farsi ammirare... E badate, la sindrome rappresentata da Zerocalcare non è necessariamente una cosa legata all'inesperienza. A Pitti, dove mi reco ormai ogni anno da un bel po', sperimento ogni volta la stessa (falsa) convinzione...

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