giovedì 12 dicembre 2013

La Corte suprema indiana e il pavido legislatore italiano

Avrete letto la notizia di queste ore che riporto traendola dal sito del Corriere della Sera: la Corte suprema indiana ha dichiarato incostituzionale la sentenza che aveva abrogato la norma del codice penale che puniva con 10 anni di carcere i rapporti omosessuali. Come conseguenza, l'omosessualità torna ad essere sanzionata in base ad una norma che risale a 148 anni fa. 

Alcune considerazioni: 1) Mi sfugge come abbia fatto la Corte indiana a dichiarare incostituzionale una sentenza (!?) che a propria volta aveva "abrogato" una norma del codice penale. Boh. I miei rudimenti di diritto comparato sono svaniti come lacrime nella pioggia: ci sta che il tutto abbia a che fare col principio dello stare decisis ma non ci giurerei. E comunque sticazzi. 

2) Vi consiglio caldamente di evitare di leggere i commenti lasciati sui forum dei quotidiani online, vi trovereste espressioni di un odio feroce ed insospettabile. Certo, è facile sputare sentenze quando ci si firma ACTARUS69 e non per nome e cognome (*) ma di questi tempi il linciaggio mediatico rivolto verso singoli o, per quanto qui interessa, verso una collettività indeterminata va di gran moda, alimentato com'è da certi loschi figuri;

3) la giurisprudenza indiana, come spesso è accaduto anche dalle nostre parti, si è sostituita al legislatore e ha "sancito" un principio, pur molto discutibile; da noi invece il patetico teatrino della politica è ancora alle prese con sottili sfumature giuridiche riguardanti i sistemi elettorali e di diritti preferisce non sentir parlare;

Dunque, visto che il vento che tira dalle nostre parti è di aperta ostilità nei confronti dei gay (chiedete ad ACTARUS69 e ai suoi degni compagni di merende); visto che la gente è contrarissima ai gay (!?), ai matrimoni tra gay e, il cielo non voglia, alle adozioni; visto che c'è il solito coglione di politico di turno che, di fronte ad una legge che non esiste neanche nella mente di Dio, preannuncia già la raccolta di firme per un referendum abrogativo; visto che la Chiesa, nonostante le parziali aperture del nuovo Pontefice, rimane granitica nello stigma morale, dando una gran mano a chi ha interesse a mantenere un marchio sociale ormai davvero fuori dal mondo, ebbene: il legislatore italiano abbia il coraggio di PENALIZZARE L'OMOSESSUALITA', cioè di istituire un illecito penale, introducendo una sanzione penale a carico degli adulti consenzienti che hanno rapporti omosessuali.

Se non lo fa, e cioè se il comportamento omosessuale è e rimane LECITO, per forza di cose dovranno essere regolate le conseguenze giuridiche che da esso scaturiscono e che l'ordinamento non può pretendere di confinare nell'irrilevanza giuridica. Perché? Per le ragioni dette tante volte. I fenomeni/rapporti che, a livello collettivo, si manifestano frequentemente DEVONO essere regolati: il diritto esisterebbe per quello, sai com'è; e perché, in caso di contrasto tra il soggetto A e il soggetto B, non si sia rimessi alla decisione di giudici che oggi statuiscono in un modo e domani, di fronte ad un'identica fattispecie, dicono un'altra cosa. Sarebbe una cosa di giustizia sostanziale. E scusate se è poco.

(*) Prevengo un'obiezione e vi svelo un segreto. Il mio nome NON è Velies Thyrrens: questo è solo un nickname. Cosa mi rende diverso da Actarus69, il quale scrive anche lui sotto pseudonimo? Soltanto due cose semplicissime: la forma e la sostanza. Io, tanto per dirne una, non insulto nessuno.

1 commento:

MOUSEtrip ha detto...

No comment:(