lunedì 18 novembre 2013

Parallelismi

Come saprete, giorni fa Paolo Bonolis ha messo in scena un modestissimo teatrino in TV: ha indossato una parrucca, confezionato un accento da macchietta e, ripetendo "sono PILIPPINO" ha dispensato consigli di economia domestica. Nelle sue intenzioni, si sarebbe dovuto trattare di una gag che però non ha divertito la comunità filippina in Italia. Il consigliere aggiunto del comune di Roma, Romulo Sabio Salvador, filippino, ha stigmatizzato il personaggio interpretato da Bonolis: «L’aspetto più offensivo - conferma Romulo Sabio Salvador - della caricatura risiede nell’utilizzo, durante l’introduzione del personaggio, della base musicale dell’Inno nazionale filippino ascoltato dal presentatore stringendo sul cuore uno straccio per spolverare. Questa parodia è ancor più deprecabile in quanto in onda in una fascia oraria che annovera tra gli spettatori anche adolescenti e bambini, contribuendo in questo modo a diffondere un messaggio diseducativo che si contrappone al principio di integrazione fra culture che dovrebbe, invece, essere incoraggiato in una società multietnica come la nostra». In pratica, si contesta il fatto che la gag contribuisca a radicare uno stereotipo. 


Non vi fa venire in mente niente?! A me sì: provate a ripensare all'intera vicenda, sostituendo "filippino" con "gay" e vedete se, mutatis mutandis, il risultato non è praticamente lo stesso. E' difficile rendersi conto della portata offensiva di certe cose se non le si sperimentano sulla propria pelle. Certo, qualcuno osserverà che il politically correct sta rendendo la vita impossibile a tutti ("eh ma allora non si può dire più niente!"), ma io credo che la questione sia un po' più complessa e invece della forma, investa la sostanza. Si può e si DEVE scherzare su tutto, ma c'è modo e modo. Prendere l'aspetto più superficiale di un fenomeno e fare dello spirito a buon mercato su di esso non è ridere CON qualcuno, bensì DI qualcuno e non mi sorprende che, tornando all'esempio del filippino di Bonolis, ci sia stato chi ha detto che equivaleva a fare la macchietta dell'italiano mafioso, baffo nero e mandolino: non è che "non si possa fare", ma quando si è oggetto di essa, ci girano le balle. Non a caso, molti hanno capito le ragioni della protesta della comunità filippina: basta leggere i commenti sui forum dei giornali online. Quando si tratta di "battute" contro i gay, tuttavia, non solo nessuno capisce l'indignazione, ma quasi tutti manifestano insofferenza, per cui al danno si aggiunge la beffa (o per meglio dire, alla beffa si aggiunge il danno) E allora? Niente, si fa solo per dire.

2 commenti:

Loran ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Velies Thyrrens ha detto...

ehm... forse lascerei Nassiriya fuori da questo discorso, che comunque intendeva tirare in ballo i massimi sistemi!