lunedì 28 ottobre 2013

L'ennesimo suicidio di un giovane gay

"Un ragazzo di 21 anni si è tolto la vita lanciandosi nella notte tra sabato e domenica dall'undicesimo piano del comprensorio Pantanella, l'ex pastificio di via Casilina a Roma. "Sono gay - ha lasciato scritto il giovane in un biglietto - l'Italia è un Paese libero ma esiste l'omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza". Sul posto sono intervenuti gli uomini del commissariato San Lorenzo. Gli investigatori non escludono che il giovane fosse bersaglio di atteggiamenti omofobi." (dal sito di Repubblica). 

Ci risiamo: continua il macello dei ragazzini omosessuali che, in cerca della loro identità e magari vittime di bullismo, non trovano altra via d'uscita che quella di suicidarsi. Negli ultimi mesi solo a Roma i tentativi, andati purtroppo a buon fine sono tre ma naturalmente non si contano i casi in cui il proposito suicida, per vari motivi, non si realizza. 

Prepariamoci ad assistere all'orribile messinscena del "protocollo tragedia", quel meschino teatrino mediatico che ha luogo ogni volta si ha notizia di una sciagura, quale che sia.

Lo schema, all'incirca, è sempre il solito: grande risalto sui quotidiano nazionali ed in Rete - indignazione dei commentatori - facce di circostanza dei politici che mestamente annunciano "mi impegno personalmente perché queste cose non accadano mai più" - ricostruzioni romanzate nei talk show - interviste in strada ai passanti affranti - isteria collettiva su Facebook ("se questa tragedia vi colpisce, condividete") - silenzio - totale rimozione. E questo accade sempre, sia che si parli di un'inondazione o della morte di un personaggio noto. Tuttavia... 

Tuttavia, quando si parla di fatti di violenza (inflitta da terzi o autoinflitta) ai danni degli omosessuali, scatta un ulteriore elemento che in effetti cambia le carte in tavola, qualcosa di cui certi loschi figuri dei media sono maestri, lo svilimento del problema, la negazione dell'identità della vittima, la vera e propria mistificazione, tutte permutazioni di un unico, falso concetto: che l'omofobia non esiste, che quella era gente travagliata che sarebbe finita così lo stesso. Quante volte l'abbiamo sentito, quante volte ancora lo sentiremo?! Non facciamoci illusioni neanche questa volta. 

Ciononostante, chi dispone di uno spazio dal quale farsi sentire fa bene a ripetere una verità incontrovertibile:

L'omofobia non è la libera manifestazione del pensiero
L'omofobia non è un reato (o un illecito) senza vittime

Finché non cambierà la mentalità, finché queste che ci appaiono verità elementari non diventeranno patrimonio comune, non andremo da nessuna parte. E attenzione alle leggi ad hoc. Spinto da un'opinione pubblica ipocrita ma trattenuto dai soliti, spregevoli baciapile, il legislatore produrrà prima o poi una legge "sull'omofobia" che non si fa fatica a presagire pessima. Allora sarà ancora peggio: la legge non funzionerà e il suo insuccesso finirà per travolgere l'istanza che essa doveva servire a tutelare, dimostrando (falsamente) che alla fin fine quello "dell'omofobia" non era poi un gran problema.

1 commento:

Loran ha detto...

Purtroppo i teatini mediatici su chi specula e strumentalizza queste notizie ci saranno anche questa volta, unica nota se si può dire positiva è che la notizia a differenza di analoghi casi passati ha trovato largo riscontro nei telegiornali sia rai che mediaset venendo riportata più volte.
C'è una larga fascia di popolazione che non si immagina nemmeno lontanamente che possano accadere certi fatti e il venirne a conoscenza può far cambiare, in chi è predisposto al ascolto e al dialogo senza pregiudizi, il modo di pensare e considerare la questione.