mercoledì 4 settembre 2013

Il coraggio di un adolescente

Ripropongo, per ovvie ragioni, questo vecchio post:

Un adolescente americano riceve dall'insegnante il compito di commentare un testo trovato su Internet, intitolato "Sono cristiano a meno che tu non sia gay". Nel testo, tratto da un blog come un altro, si sostiene che i cristiani siano disposti a parole a dare amore al prossimo ma solo a certe condizioni, in mancanza delle quali essi assumono un atteggiamento di totale chiusura o addirittura di condanna. Il ragazzo è perplesso; porta a casa la stampa dell'articolo e lo consegna alla madre chiedendole cosa pensa. La donna esplode: da fervente cristiana, si sente derisa e sminuita nelle sue convinzioni. Impartisce al figlio l'ennesima lezione sull'abominio che l'omosessualità rappresenta agli occhi di Dio; getta via il foglio stampato e annuncia al ragazzo che non dovrà affatto svolgere il compito e che se l'insegnante ha qualcosa da obiettare che glielo venisse a dire in faccia. L'adolescente si allontana senza che la madre lo veda e va a casa di un amico per scrivere il tema che vi traduco di seguito (fonte >>

"Sono gay e finora solo uno dei miei amici lo sa. Mia mamma non lo sa ancora. Mio papà lo stesso. Lei non lo sapeva quando ci ha dato questo compito. Ho solo quindici anni e non mi sono mai sentito tanto solo. Mamma e papà sono sempre arrabbiati contro i gay e dicono che sono cattivi, che andranno all'inferno e che vorrebbero che essi fossero spediti su qualche loro isola privata o qualcosa del genere in modo che il resto di noi possa vivere in pace nei comandamenti di Dio. Ero terrorizzato all'idea che scoprissero che sono gay perchè odierebbero anche me e mi vorrebbero fuori delle loro vite. Allo stesso tempo, non posso più tenermi dentro questo segreto perché non è qualcosa che ho voluto io: mai, in un milione di anni chiederei di essere gay in una città come questa, in cui tutti mi odierebbero. Ma non posso più tenere questo segreto: finirei per fare qualcosa di pazzesco come scappare o farmi del male o qualcosa del genere. Alle volte voglio solo essere morto. 

E poi lei ci ha dato da fare questo tema a casa su quell'articolo e io l'ho letto tipo dieci volte, ho anche saltato il pranzo e ho continuato a leggerlo anche in bagno. Per l'ora di tornare a casa avevo deciso che forse ho solo 15 anni ma forse questa città cambierà se sarò onesto sulla mia identità; forse la mia famiglia cambierà se sarà onesto anche con loro. Non vedo perché io non debba meritare amore, come tutti gli altri. Vedo persone che fanno un sacco di cose stupide e la gente vuole loro bene lo stesso; ma per qualche ragione invece va bene odiare i gay e cose così. E io proprio non so, ma penso di non volere (...) di qui a dieci anni ancora vivere la mia vita in segreto ed avere paura di essere odiato. 

Perciò vado a casa e dico alla mamma di leggere l'articolo che lei ci ha dato e la mamma si arrabbia con me e comincia a strillare dicendo che i gay sono malvagi, che il diavolo continua la sua opera (...) Allora mi arrabbio anche io, mi arrabbio da morire perché mi rendo improvvisamente conto che quella è la donna che per tutta la vita mi ha fatto andare in chiesa; lì parlano di amore, ma lei e anche gli altri che conosco odiano tantissimo, specie i gay. Quindi mi arrabbio e mi arrabbio sempre di più e me ne scappo a casa del mio amico per scrivere questo tema e dire che è il momento che l'odio delle altre persone smetta di impedirmi di essere felice. Voglio dire, davvero dovrei odiare la mia vita e desiderare di morire per via dell'odio degli altri? 

Ora non so che succederà ma basta far finta di essere ciò che non sono e se i miei genitori non mi vogliono più bene per questo, allora vorrà dire che il problema è loro. Soffrirò, ma non tanto quanto sto soffrendo adesso. Vorrei che i miei genitori pensassero alle cose che dicono sempre, a quanto odiano i gay e si rendessero conto che Gesù non si comporterebbe così e forse un giorno mi vorranno bene come farebbe Gesù. Sono loro figlio, dopo tutto. Stasera manderò questo tema a mia mamma e vediamo cosa dice. Non so cosa succederà ma so che ho diritto ad essere amato come tutti gli altri. Spero lo pensi anche lei"

2 commenti:

Amleto ha detto...

Chissà com'è finita questa vicenda!

Velies Thyrrens ha detto...

Happy end: la madre si è pentita, lacerandosi le vesti, ed ora è un'attivista insieme al figlio a favore dei diritti dei gay. Credo che ora siano MORTI :) visto la città dove vivevano (cerca nel link che ho messo, ci dovrebbe essere i dettagli del prosieguo della vicenda)