domenica 7 aprile 2013

Gita scolastica (reprise)

Per una ragione che non è opportuno illustrare qui, ripropongo un vecchio post che a quanto ricordo aveva riscosso un certo successo: magari a qualcuno fa piacere leggerlo (o rileggerlo, dato che a quanto pare ho dei lettori di lunghissima data :) Non stupitevi se lo trovate assolutamente sconveniente. 

Stuzzicato dalla prospettiva di fare l'ospite di riguardo e di vedere un posto nuovo mi lascio coinvolgere in una specie di gita scolastica nella quale, insieme ad altri coetanei, mi trovo a ricoprire il ruolo di accompagnatore. Sull'Eurostar ho la prima sorpresa: mi aspettavo degli adolescenti, trovo invece giovani uomini e donne, dall'andatura dinoccolata e dai lineamenti per nulla fanciulleschi. I ragazzi sono rumorosi ma non sguaiati e tutti mi salutano educatamente: ne noto uno in particolare, è alto e snello, calza un cappellaccio che gli cela i capelli corti e nerissimi, ha occhi vispi e mani da ragazzino: le unghie sono mangiate quasi fino alla carne viva e il pollice è ornato da un anellino d'argento. Osservo il suo corpo atletico, guardo il pomo d'adamo muoversi; mi soffermo sulle cosce muscolose e sul piede, nudo e perfetto, imbrigliato da infradito di gomma. Gli occhi nerissimi del ragazzo intercettano il mio sguardo e si illuminano: "Ti vedo!", lascia intendere, e in lui non c'è traccia di insolenza o di quella goffa soggezione che alcuni mi manifestano e che mi mette tanto a disagio. Durante il viaggio ci sorridiamo spesso, e lui scambia con me qualche battuta. Non mi ci vuole molto a capire che lui ha visto dentro di me molto più chiaramente di quello che io stesso abbia mai fatto, che è consapevole del fatto che lo desidero e la cosa non gli è affatto indifferente: trascorro perciò il resto di quella strana giornata a passeggiare, a parlare ai ragazzi senza ascoltarmi, e in ogni istante sono dolorosamente consapevole della sua presenza, del suo odore, del suo corpo.

Alla sera la stanchezza ci risparmia il patetico rito della discoteca: passiamo perciò insieme un po' di tempo in camera di uno degli "adulti", seduti sul letto, a giocare a carte. Ho indosso la tuta da ginnastica, e alcuni tra i pochi ragazzi presenti portano il pigiama. Il ragazzo dai capelli neri, naturalmente, mi siede accanto: ha una T-shirt aderente e un paio di pantaloncini corti dai quali, ogni tanto, spuntano degli slip di marca, neri. Ride rumorosamente, non perde occasione per sfiorarmi: sono sinceramente turbato, e mi sforzo di far finta di niente ma quando lui, col pretesto di chinarsi per raccogliere una carta, mi poggia una mano rovente sulla coscia senza poi rimuoverla, una scossa elettrica si abbatte su di me. Resisto alla tentazione di balzare in piedi, e questo dà al ragazzo il via libera di ripetere più tardi la manovra, stavolta senza bisogno di alcuna scusa. Con poca cautela e molta malizia mi accarezza apertamente la gamba: deglutisco, e il mio corpo reagisce. La mia eccitazione è inequivocabile, e il tormento aumenta quando, attraverso la stoffa, constato che i suoi slip sono rigonfi, che anche lui è eccitato quanto me. Mi avvicino a lui, sorrido e, sussurrandogli di smetterla, gli afferro la mascella e lo spingo via da me. Ridendo si lascia cadere sulla schiena e in quel momento, in cui il pube è fin troppo evidente, prego che nessuno ci stia osservando. Come se mi avesse letto nel pensiero, il ragazzo si copre strillando con entrambe le mani a proteggersi da un colpo che non gli ho mai sferrato, e si rotola sul letto, nascondendosi come in un gioco che non ha proprio nulla di infantile.

Il giorno prima della partenza, quando ho ormai concluso che l'episodio col ragazzo dai capelli neri è stata solo la follia di un momento, noto che lui ha ripreso coraggio, che cerca nuovamente di attirare la mia attenzione: a colazione mi chiede, dandomi del tu (cosa che nessun altro fa), se lo sto evitando, e si allontana prima che io riesca a trovare una risposta arguta che, come sempre, mi manca quando ne ho più bisogno. Sulla metropolitana si mette dietro di me e si avvicina, si avvicina. Dovrei mandarlo via, ma non voglio rimproverarlo in pubblico e, anzi, non desidero affatto scacciarlo. La mia immobilità lo incoraggia, lo manda su di giri: ascolto il suo respiro farsi pesante, gli permetto di spingere il bacino verso di me come per possedermi attraverso i vestiti e per un istante sono io l'adolescente in procinto di essere sedotto: mi volto allora verso di lui e in quell'unico momento il nostro pube si sfiora. Il desiderio che provo è tanto intenso che le mie ginocchia quasi si piegano: lui si limita a guardarmi e a sorridermi con i suoi occhi furbi, le cui pupille dilatate mi restituiscono la mia stessa eccitazione. E' passato più di un mese da quel giorno; da quasi un'ora mi interrogo su cosa fare del numero di telefono che osservo sul display del cellulare, fino a quando non realizzo che non c'è un'unica alternativa. Premo il tasto, sorridendo al pensiero che chi guardasse non saprebbe decidere se ho schiacciato "cancella" o "chiama".

5 commenti:

Loran ha detto...

Me lo ricordavo questo brano, ed è stato bello rileggerlo, ma poi l'ai chiamato ho hai cancellato il numero?

Watkin ha detto...

Io sono un lettore di abbastanza lunga data, ma questo non me lo ricordavo: ma il narratore all'epoca era non dichiarato? No perché sennò non capisco cosa l'abba trattenuto dal saltare addosso al ragazzetto

Casualboy ha detto...

l'età? la morale?

Velies Thyrrens ha detto...

... la FAVAGGINE? :|

Casualboy ha detto...

ahahaha, soprattutto quella

bono davvero? :P