lunedì 11 febbraio 2013

Ciao Benedetto

Questa mattina il mondo è stato scosso da una notizia del tutto inaspettata, quella delle dimissioni di Papa Ratzinger rassegnate, parrebbe, per motivi di salute. A me Benedetto XVI non è mai piaciuto: e non solo per quello che diceva dei gay e che poi sarà, più o meno, quello che dirà il prossimo pontefice, ma proprio come personaggio pubblico e come capacità di diffondere un messaggio. Certo, partiva svantaggiato: nessuno avrebbe potuto essere all'altezza del carisma mostruoso di Wojtyla che ha iniziato il suo pontificato dicendo "se mi sbaglio mi CORRIGERETE". Diciamo che per quanto mi riguarda questo Papa è stato un personaggio distante come il leader di un altro paese, che parla un linguaggio che non capisco e si rivolge a persone che su certi temi hanno una sensibilità diversa dalla mia. Il giudizio di implacabile condanna nei confronti degli omosessuali ha fatto differenza sulla mia valutazione (per quello che vale)? Certamente. 

Non so in che mondo si possa pensare di separare il "peccato" dal "peccatore", detestare l'uno e amare l'altro. Noi siamo entità uniche, inscindibili e condannare le nostre identità e i nostri sentimenti (quali che siano) non può che estendersi sull'intero essere perché, mai come in questo caso, l'individuo è portatore del "peccato" ed è anzi proprio quest'ultimo che, più di ogni altra cosa, lo caratterizza come persona. Se non fossi gay non sarei la persona che sono e che non posso non essere. 

Al di là quindi del sollievo di non dover vedere più la faccia mai veramente bonaria del pontefice uscente, direi che la notizia dell'apertura della successione al soglio di Pietro mi è completamente indifferente. Il prossimo Papa, naturalmente, manterrà l'atteggiamento granitico nei confronti dei temi etici già adottato da Ratzinger, con buona pace di tutti e quindi non illudiamoci, come omosessuali, che saremo destinatari di parole un po' più mansuete. Eppure non sembrerebbe tanto difficile: in occasione del Gay Pride di qualche anno fa, un sacerdote di Genova disse: "se Gesù venisse oggi, sono convinto che non si attarderebbe nelle chiese e non andrebbe alla processione del «Corpus Domini», ma con ogni probabilità si avvicinerebbe alle persone del Gay Pride e parlerebbe loro non con parole di condanna, ma con parole di consolazione: Venite a me voi che siete affaticati e stanchi di essere emarginati e giudicati, che fate fatica a trovare la vostra identità, non abbiate paura, venite a me e io vi ristorerò; il Padre mio, infatti, mi ha mandato perché nessuno vada perduto di coloro che mi ha affidato." 

Sarebbe bello se il prossimo papa, tra tanti anatemi, ogni tanto dicesse una cosa un po' simile a questa. Aiuterebbe al riavvicinamento di tante persone, me compreso. Il che, poi, sarebbe il senso ultimo della cosa.

4 commenti:

loran ha detto...

Si non facciamoci illusioni e non gioiamo troppo considerando e soprattutto ricordando che anche Wojtyla, se pur con faccia bonaria e espressioni simpatiche, sul matrimonio e il concetto di famiglia la pensava come Ratzinger.

Velies Thyrrens ha detto...

rispetto a Ratzinger, 1000 volte Wojtyla!! Sempre ostile, ma almeno un personaggio di un carisma SOVRUMANO!!! Ratzinger sembra Paolo Villaggio quando fa l'infermiera tedesca!

Anonimo ha detto...

Che belle parole, le tue.

Velies Thyrrens ha detto...

ti riferisci al post o al paragone con l'infermiera tedesca? :)