venerdì 20 luglio 2012

Storia di un calciatore gay

In giro per la Rete trovo una lunga lettera che, mi si assicura, è assolutamente autentica e che proviene da un calciatore professionista gay. La riporto qui con minimi interventi di editing: non certo per cambiarne il senso ma per renderla un po' più snella e di più facile lettura. Vi piacerà leggerla come è piaciuto a me e mi scuseranno coloro che la conoscono già: desidero infatti che questa testimonianza compaia anche su Parole in Libertà perché porta un punto di vista che diversamente non si conoscerebbe. Non c'è bisogno che dica che la foto sopra non ha niente a che vedere con i protagonisti di questa storia.

(...) sono un calciatore, niente campioni, solo un calciatore non ti dico nemmeno a che livello gioco, non è bassissimo e qualche soddisfazione me la dà anche economica, d’altra parte ho sempre cercato di darmi da fare, anche da dilettante, nella speranza di poter fare il grande salto che è un po’ il sogno di tutti i ragazzi e per ora un saltino l’ho fatto Quando andavo ancora a scuola, appena finite le lezioni prendevo il treno e me ne andavo agli allenamenti, mai una pizza con gli amici, ma una vacanza, dieta stretta e esercizio fisico fino a non sentirmi più i piedi. Ero gay anche allora, è ovvio, ma cercavo di non pensarci, non mi vergognavo di essere gay ma percepivo che come gay non avrei fatto un passo avanti. 

Sono passati alcuni anni, io sono passato a una squadra calcisticamente non male, poco dopo è arrivato in squadra un ragazzo che non conoscevo, non so perché ma mi è stato subito simpatico. Nel nostro ambiente, anche se sembra strano, non si parla quasi mai di ragazze, c’è molto lavoro tecnico e l’ambiente è esclusivamente maschile e non pettegolo, anzi siccome sono tutti ragazzi che sperano di fare strada e di farsi notare sono tutti estremamente controllati e attenti a non dire sciocchezze. L’allenatore ha sempre ragione e la subordinazione è la regola, se non dici sissignore ti steccano, proprio ti tagliano le gambe. (...)  Il ragazzo nuovo arrivato non era molto abituato alle ipocrisie del nostro ambiente di club e si comportava come se stesse in un gruppo di amici, cosa molto pericolosa, cioè rideva, scherzava, tutte cose che ci hanno insegnato essere segno di poca professionalità. Il ragazzo nuovo si trovava molto bene in particolare con uno di noi, ma, ti dico, una semplice simpatia, credo proprio che nessuno ci avesse fatto caso salvo io, perché il ragazzo nuovo mi piaceva parecchio. Tra l’altro era anche bravo a giocare e delle prospettive vere poteva averle. Il mister lo aveva notato e lo teneva sotto pressione. 

Ho letto spesso della paura che i ragazzi gay possono avere di andare in erezione nello spogliatoio o sotto la doccia ma devo dire che magari una paura del genere ce la può avere un ragazzo che va in palestra o gioca con una squadra di amici, ma per uno che gioca al mio livello queste cose non esistono proprio, noi siamo ossessionati dalla professionalità e stiamo costantemente sotto l’occhio del mister e il condizionamento è così forte che avere reazioni sessuali è assolutamente impossibile anche per un gay. Lo spogliatoio per me, ormai da anni, non ha assolutamente nessuna valenza sessuale, farsi sorprendere poi a osservare un compagno di squadra nello spogliatoio sarebbe un errore imperdonabile. A fine campionato pensavo che il ragazzo nuovo sarebbe rimasto in squadra o che addirittura avrebbe potuto aspirare a qualcosa di meglio, invece lo hanno ceduto ad una società di nessun prestigio. Ho notato che nessuno, dico nessuno, ha fatto commenti: qui, d’altra, parte le decisioni della società sono come la volontà di Dio, si accettano e basta. Francamente c’era qualcosa che non mi tornava nell’allontanamento di quel ragazzo ma secondo le regole non scritte della squadra le consegne erano: zitto e pensa solo ai fatti tuoi! Comunque mi ero messo in mente di capire che cosa ci potesse stare sotto (...) Un giorno, dopo averci pensato mille volte e avere programmato tutto nei minimi dettagli, ho fatto una mossa che poteva essere rischiosissima ma che per fortuna nessuno ha notato. Quando non avevo partita sono andato a vedere giocare il ragazzo che aveva cambiato squadra. Può essere pericoloso perché ci sono anche i fotografi, sono fotografi di giornaletti di provincia ma ci sono e magari c’è il rischio di finire sul giornale e qualcuno che ti conosce pensa: e questo che ci faceva li? Insomma, dopo aver fatto un piano di battaglia degno della FBI, vado a vederlo giocare, lo aspetto dopo la partita, quando mi vede mi sorride e ne resto molto colpito, gli chiedo se gli va una pizza, si vede che è contento. 

Ce ne andiamo in macchina in un paese vicino, ci mangiamo una pizza e niente birra, come vuole il nostro codice, e poi ce ne andiamo in macchina a parlare, mi chiede perché ero andato a vederlo giocare e gli dico che il fatto che lo avessero ceduto così alla chetichella non mi tornava, qui lui è stato molto in imbarazzo, poi mi ha chiesto se si poteva fidare veramente di me e gli ho risposto che se avevo fatto tanti chilometri per vederlo giocare un motivo serio ci doveva essere, ed è stato lì che mi ha detto che era gay, era talmente in imbarazzo che gli ho dovuto dire subito che ero gay anche io e ha sgranato tanto d’occhi perché proprio non se lo aspettava. Poi mi ha raccontato del ragazzo della mia squadra di cui si fidava tanto e in pratica mi ha detto che aveva detto a quel ragazzo che era gay e che lui sospettava che quel ragazzo lo avesse detto al mister. Ha detto che non aveva prove ma che, dopo, il comportamento di quel ragazzo era cambiato, era diventato sfuggente. Ci siamo salutati con un abbraccio strettissimo, poi lui mi ha detto con un certo timore. Ci rivediamo? Gli ho detto: Certamente! E ci siamo scambiati i cellulari ma li abbiamo registrati sotto nomi diversi dai nomi veri. Poi sono tornato a casa. La sera che ci siamo dichiarati non ci siamo nemmeno toccati, nemmeno presi per mano. L’indomani sono tornato in squadra ma per me la vita era cambiata e penso fosse lo stesso anche per lui. Adesso non avevo solo la prospettiva di crescere calcisticamente ma avevo un ragazzo a cui pensare ed era una ragazzo che non solo mi piaceva ma che rispettavo e apprezzavo umanamente moltissimo. Un ragazzo qualsiasi quando ha un ragazzo è libero di vederlo quando vuole, o almeno di vederlo spesso, per me non era così, le possibilità di vederci erano minime, in pratica potevamo vederci solo a natale, a pasqua e nei periodi in cui non c’erano allenamenti né per me né per lui. Già dipendere dal calendario di una società sportiva è difficile ma limitarsi ai tempi liberi comuni a due società sportive era proibitivo. Tra l’altro per i periodi di allenamento in cui si stava insieme con la squadra non potevamo nemmeno sentirci per telefono perché poteva essere rischioso. Ci vedevano molto raramente ma quando succedeva era per due giorni e ci vedevamo, per così dire, in campo neutro, né nella città della mia quadra né nella città della sua, avevamo sempre paura che qualcuno in albergo ci potesse riconoscere e sarebbe stato un disastro, ma non è mai successo, evidentemente siamo giocatori piccoli piccoli! Eravamo felici di stare insieme, soprattutto di poterci abbracciare di poterci addormentare uno nella braccia dell’altro, c’era anche sesso, è ovvio, ma era una cosa molto dolce, molto bella, proprio una forma di intimità, di sentire che anche se avessimo avuto il mondo contro noi saremmo rimasti insieme. 

(...) Sia io che lui ci siamo formati nel mondo del calcio e già ad un certo livello, ne abbiamo patite parecchie ma quell’ambiente ci ha anche formato, non solo calcisticamente ma anche moralmente, ci ha insegnato che nessuno ti regala niente e che la tua felicità te la devi costruire lottando giorno per giorno. Io spero che il mio ragazzo abbia la possibilità di farsi notare perché è un bravissimo calciatore, molto migliore di me e sarei felice di fare qualsiasi cosa per favorire il suo sogno.

2 commenti:

Casualboy ha detto...

non ho letto il post fino a quando non ho trovato il tempo e la libertà adatta per apprezzarlo veramente e... è davvero molto bello.
si possono scorgere varie caratteristiche dell'autore:
- l'estrema rigidità mentale (in senso buono, quella che ti forma e ti aiuta nella vita a non farti travolgere dai problemi minori
- la stima che prova per il suo ragazzo, scoperto per caso
- il terrore di essere scoperto

ciononostante, provo una punta d'invidia per lui.. in fondo ha pur sempre trovato, anche solo per il momento, un compagno di vita :)

p.s. sarebbe possibile avere il link con la lettera completa?

Velies Thyrrens ha detto...

eccola qui