giovedì 7 giugno 2012

Ricordando Ray

Chi mi segue sa che considero Ray Bradbury, lo scrittore statunitense scomparso oggi a 91 anni, un grande poeta e, a modo suo, un genio. Nessuno mi ha mai sorpreso, fatto riflettere e lasciato senza parole come è stato capace di fare lui. 

"Il riso scrosciò inarrestabile, un tale parossismo di risa da farlo piangere, un tale fiume di lacrime da farlo ancora ridere. La chiesa rimandava l'eco rinfrescante delle risate. Una chiesa è purificata a fondo non solo da lacrime di dolore ma da quei freschi fiori di campo appena colti che sono l'indulgenza che Dio ha concesso solo all'uomo e ha chiamato risata. (...) Non c'erano soffocati rumori di pianto, ora. La gioia batteva contro le pareti come uccelli impazziti in cerca di libertà. (...) Mi perdona, padre? Ci siamo già perdonati a vicenda, caro ragazzo, che è la cosa più bella che gli uomini possano fare

E, per parlare di una cosa che ci è più familiare, questo:

"La stanza era calda, comoda, accogliente. Nel caminetto, una piccola fiammella lottava per mantenersi in vita sui pochi ciocchi di legna umida, di torba, andata ormai quasi tutta in fumo, e alcuni pezzi di carbone incandescente. La stanza era piena di musica, anche se tenuta in sordina. Una sola lampada era accesa in un angolo e illuminava le pareti dipinte di un bel giallo solare. Il pavimento di legno era così lucido che brillava come un fiume scuro sopra il quale i tappeti, dai colori vivaci degli uccelli sudamericani: azzurri brillanti, bianchi e verdi intensi, sembravano galleggiare. Alcuni vasi di porcellana bianca ricolmi di fiori freschissimi, erano posati su quattro bassi tavolini sistemati qua e là per la stanza. Sopra il caminetto c'era il ritratto di un giovane dal volto serio, che guardava davanti a sé con gli occhi colmi di intelligenza e di vitalità, di un azzurro intenso simile a quello delle ceramiche.

Se qualcuno fosse entrato silenziosamente nella stanza, forse non avrebbe notato i due uomini; erano così immobili.

Uno sedeva comodatamente sul divano di un bianco immacolato, e teneva gli occhi chiusi. L'altro era invece sdraiato di traverso così da tenere la testa appoggiata sul grembo dell'altro. Anche i suoi occhi erano chiusi, ascoltava. La pioggia batteva contro i vetri. La musica cessò. In quel momento udirono grattare dolcemente la porta" (estratto da "la vera saggezza", in Molto dopo mezzanotte, Mondadori 1988)

2 commenti:

Alessandro ha detto...

Ciao Velies, oggi sono finito sul tuo blog per puro caso, sai com'è? è l'8 di agosto e sono ancora in ufficio a fare finta di lavorare. Quindi ho letto solo ora questo post in onore di Ray Bradbury e volevo dirti che sono d'accordo con te. Non ho letto molto di Bradbury, non ho letto per esempio i romanzi per cui è famoso, quelli di fantascienza; ma senza ombra di dubbio "Ritornati dalla polevere" è uno dei libri della mia vita; uno dei più belli, delicati e poetici che io abbia mai letto.

Velies Thyrrens ha detto...

Ciao Alessandro, bentrovato!
Come saprai, la fantascienza di Bradbury è, come minimo, "anomala" tanto che mi sembra difficile farla contare come tale.
Forse avrai letto "Il grande mondo laggiù", antologia pubblicata anche come "34 racconti". Ti metto il link ad un racconto a caso, che ti farà piacere leggere/rileggere. Sono sicuro che lo troverai straordinario
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