martedì 6 settembre 2011

Libertà di parola, cazzate, responsabilità

Questo tizio qui, del quale mi ero ripromesso che non avrei fatto il nome, è un omino piccolo piccolo piccolo: giornalista e psicologo, ha approfittato della ribalta televisiva per dispensare ai telespettatori del TG del quale è direttore un farneticante e offensivo monologo: "Mi rifiuto di passare le immagini del concorso di Miss Trans - pur avendole, così come abbiamo fatto per Mister Gay Italia. Se è considerato ingiusto tenere in casa i diversi, fare i Gay Pride o organizzare dei concorsi di bellezza mi sembra eccessivo. Torre del Lago da questo punto di vista, sta diventando un problema di ordine pubblico. Ma forse non ce ne accorgiamo". Di fronte ad affermazioni tanto volgari e ingiuriose, la Rete si è accesa come un albero di Natale: se avete lo stomaco forte, leggete i commenti al video che si trova su Youtube, e passerete un bel pomeriggio di rosicamento. Personalmente però ho trovato molto più irritanti le "giustificazioni" che questo signore ha dato a sé stesso. Le riporto col copia ed incolla, traendole da qui >>

"La mia è stata semplicemente una battuta infelice, e per questo motivo ho chiesto scusa alla comunità GLBT della Versilia

Hanno chiesto le mie dimissioni. Sono veramente molto amareggiato: non è possibile far perdere il posto di lavoro ad un uomo di 58 anni per una battuta. Per questo motivo chiedo solidarietà da parte dei giornalisti della lucchesia, affinché si mobilitino contro la mancanza di tutela della nostra categoria.

Ho preso anche contatti con tutti i rappresentati della comunità gay di Torre del lago per porre formalmente le mie più sentite scuse, ed hanno capito. Che devo fare di più?
"


Non so a voi, ma il rimedio (queste "scuse"), mi sembra peggiore del male. Infatti:

a) una dichiarazione della durata di un minuto è un pistolotto, e NON una battuta: quest'ultima viene infatti definita dal mio vocabolario "motto di spirito, arguzia, facezia". Le parole del suddetto signore non ci somigliano nemmeno.

b) Cercare di far passare la richiesta di dimissioni come un attacco alla categoria dei giornalisti mi sembra veramente eccessivo. Ci sono persone che identificano sé stesse con un dato valore, come se essi stessi ne fossero portatori e lo incarnassero, ritenendo che criticare loro significhi prendersela, per esempio, con la libertà di stampa. Un po' di senso della misura non guasterebbe.

c) La domanda "Che devo fare di più?" sembra sottindendere che il giornalista abbia fatto il massimo che ci si poteva umanamente aspettare, che la questione debba per forza di cose ritenersi chiusa come se nulla fosse mai successo. Troppo facile. A questo punto, l'unica condotta accettabile sarebbe starsene zitti, senza pretendere di voler passare per la vittima: la frittata è fatta, ed è giusto, anzi INDISPENSABILE che ci siano delle conseguenze. Quali, non spetta a noi deciderle. Ognuno deve poter dire quello che vuole, esprimendosi nei termini che ritiene più opportuni. Però poi non si può far finta che certe cose NON siano state dette, o liquidare la cosa dicendo "tanto mi sono scusato" (ammesso che questo sia vero >>). Non si può ignorare tutto, trincerandosi dietro alla libertà di parola, perchè questo legittima tutti a dire la prima cosa che passa loro per la testa, come se non ci fossero anche altri meritevoli del medesimo rispetto che si esige per noi stessi. Non trovate?

1 commento:

loran ha detto...

Si sembra quegli autisti di autobus che ti chiudono le porte addosso e poi quando tu protesti prima fanno delle labili scuse e poi cominciano ad insultarti dicendo di lasciarli in pace e di di farli lavorare.