giovedì 20 gennaio 2011

Il tiro alla fune

Riconoscete il giovane uomo della foto? No? Dovreste: si tratta di James Franco, trentadue anni, uno dei divi più gay friendly di Hollywood, la cui sessualità, non a caso, è da tempo molto chiacchierata. James, ripetutamente interrogato, si mostra sempre assolutamente cool sull'argomento, tanto che di recente ha commentato alcune sue scelte anche professionali, dando dapprima una spiegazione involuta e poi osservando "ma forse sono soltanto gay". Viceversa, altri personaggi pubblici non paiono altrettanto a loro agio con questo tipo di gossip e reagiscono con stizza, stigmatizzando i comportamenti lesivi della loro privacy. E' il caso di Kevin *KeiserSose* Spacey, e in generale di tutti i divetti di casa nostra, che la parola "gay" hanno persino paura di dirla.

Eppure il "tiro alla fune" è uno passatempo che va ancora fortissimo: il desiderio di far ammettere l'omosessualità ai divi asseritamente "nell'armadio" (o anche solo sostenere/sperare che qualcuno gioca nella nostra squadra) è per molti di noi ancora molto forte. Specie se i suddetti divi sono avvenenti e desiderabili, come James Franco. Un desiderio che può apparire incomprensibile (molti osservano "saranno affari loro") ma che io invece capisco benissimo: voglia di identificarsi, necessità di trovare modelli positivi ("vedete? Anche lui è così), sindrome del principe azzurro (magari "ci vado": improbabile, ma hai visto mai...), voglia di sbugiardare chi finge per mera ipocrisia, semplice malanimo... Naturalmente i divi fanno muro, osservando che si tratta della loro vita privata, che hanno diritto a viverla come vogliono. Però in una posizione di privilegio ci sono onori ed oneri, e pretendere il meglio senza accettare l'intero pacchetto è troppo comodo... voi che ne pensate? Ci "giocate" al tiro alla fune?

1 commento:

loran ha detto...

è il vecchio gioco dell'unione fa la forza o del mal comune mezzo gaudio, penso che se a volte il coming out di personaggi popolari possa aiutare in qualche misura un processo di integrazione e cambiamento di visione dell'omosessualità da parte di molti penso anche che non bisognerebbe essere troppo legati ai numeri e all'annoverare personaggi famosi nella nostra squadra mi sembra un gioco un pò adolescenziale che denota una certa insicurezza nel considerare noi stesso come esseri umani alla stregua di tutti gli altri.
Poi bisogna anche considerare che può essere un arma a doppio taglio, ad esempio si dice che anche Giulio Cesare, Napoleone e Hitler fossero gay e non è che avessero tutti questi lati positivi.