giovedì 26 agosto 2010

Froci per famiglie

Durante queste vacanze estive, che ho dedicato con grande soddisfazione all'accidia e all'ozio più totale, ho potuto "rimettermi in pari" con i film, i libri e le varie altre attività ludiche che nel corso di quest'anno avevo trascurato. Tra altri, ho visto l'ultimo sopravvalutatissimo film di Ozpetek, "Le mine vaganti" che per molti aspetti mi ha lasciato assolutamente orripilato. Non voglio parlare adesso di una pellicola uscita quasi un anno fa, ma solo cogliere l'occasione per osservare che, a quanto pare, la figura dell'omosessuale del mondo dello spettacolo ha avuto un'evoluzione.

I gay del piccolo e grande schermo sono infatti passati da patetica macchietta da bersagliare crudelmente - come accadeva nei filmacci di qualche decennio fa ("col culo ce caghi ogni tanto?") - a personaggi zuccherosi, edulcorati, quasi asessuati.

I froci di Ozpetek (ma non solo i suoi) sono attraenti, carini, allegri e hanno lo spessore umano della carta velina. Il pubblico li guarda come se andasse allo zoo e poi, rassicurato dal non essersi minimamente riconosciuto in essi, se ne torna alla propria casetta, sentendosi più maturo e politically correct, lieto di aver avuto la possibilità di allargare i propri orizzonti anche solo gettando l'occhio al di là della lente di una macchina da presa. Mi pare cioè che il frocio della fiction si sia giocoforza .. defrocizzato, cosa che peraltro gli ha consentito di essere sdoganato e proposto alle famiglie e al pubblico della prima serata e della fascia non protetta. Come sempre, si vede rappresentata una patetica imitazione che nulla ha a che fare con la complessità di una condizione che certo non può essere liquidata in poche, pessime battute.

Si dirà che la televisione e il cinema non si prestano a rappresentare alcunché se non personaggi stilizzati, il cui comportamento è funzionale alla trama e a niente altro. Forse. Consoliamoci all'idea che non è sempre stato così: guardate questo frammento di "Una giornata particolare", (1977) che raccomando soprattutto ai tanti ventenni che leggono questo blog. La trama è semplicissima: due individui, gli unici rimasti in un certo caseggiato svuotatosi per la parata in onore di Hitler tenutasi nel 1938 ai Fori Imperiali, si conoscono, si raccontano, si amano - almeno per qualche ora. Notate la straordinaria interpretazione dei protagonisti e in particolare di Mastroianni che nel raffigurare il "finocchio" risulta credibile e delicato. Alla faccia dei froci per famiglie.

8 commenti:

lelenadipadova ha detto...

ciao caro... effettivamente le mine vaganti non è piaciuto troppo nemmeno a me. ma la spiaggia che c'è nel tuo spezzone è quella dove vado al mare con la fra. si chiama punta della suina. è un posto incredibile. ci verrai un giorno, no?
un bacione torno sui libri...
ps. mitica la nonna che s'ammazza di dolci.

n.b. la parola che il sistema mi chiede di inserire per verificare il commento è "boaripa". significativo, no?!

loran ha detto...

Hai centrato i due aspetti della rappresentazione che il cinema e la televisione danno dell'omosessualità, salvo rare eccezioni, i gay o sono criminali o cagnolini da salotto.

shamrock87 ha detto...

Bravo Velies, quoto praticamente in pieno quello che dici, e ti ringrazio per il consiglio sul film, che vedrò prima possibile.. ;)

Luca ha detto...

I migliori froci io li ho trovati nei fumetti di Ralf Konig, senza piagnistei, macchiette (se non a esclusivo beneficio della gag) e con un impegno mirato e non da pubblicità.

Raphael ha detto...

Hai ben saputo individuare la mala sorte che affligge molte caratterizzazioni omosessuali nel cinema e nella tv, ma non condivido affatto il giudizio generale che dai del film, per me uno dei migliori di Ozpetek e -addirittura!- uno dei più piacevoli film italiani degli ultimi tempi. L'ho trovato lieve e ironico, non superficiale né ridicolizzante.
Non occorre impantanarsi nella retorica, né affondare nei più reconditi meandri di una condizione (una???? dieci, cento, mille e ancora più...), per riuscire a raccontarne un riflesso.

Tu dici che i personaggi "hanno lo spessore della carta velina", ed anche se -a dirla tutta- dovrei francamente ammettere che il 90% buono dei gay che conosco difetta di spessore alla stessa stregua (e talvolta anche peggio) dei suddetti personaggi, dovrei anche, allo stesso tempo, semplicemente constatare che si tratta di una condizione largamente diffusa anche tra i cosiddetti "etero".
Credi che Mastroianni, con la sua interpretazione, sarebbe in grado di "muovere" qualcosa in quelle stesse coscienze?
Temo proprio di no.

http://www.youtube.com/watch?v=B_cJkCqXXk8&NR=1

Anonimo ha detto...

http://dies-dies.blogspot.com/2010/03/interviste-banality-fair-ovvero-mine.html

Velies Thyrrens ha detto...

Raphael, capisco il tuo punto di vista e so che quel film è piaciuto a tanti. Come ho detto, io l'ho trovato inconsistente, con punte di assoluta nequizia (tipo il balletto di Scamarcio): sinceramente avrei preferito una presa di giro spietata ma arguta a battute del tipo "guarda che se ti chiamano il principe del foro non è perchè sei bravo in tribunale". Comunque sia, è vero che il livello generale di film, tv e compagnia bella non è elevatissimo e quindi non c'è da lamentarsi troppo.

Quello che mi dà fastidio in Ozpetek è il fatto che i suoi personaggini sono talmente irreali da impedire qualsiasi immedesimazione negli etero, che infatti li guardano come fossero allo zoo e poi, magari, l'indomani danno lezioncine sul coming out come se avessero capito tutto.
Certo, capisco che i protagonisti di un film, specie se brillante, devono essere tranquillizzanti, però che cavolo!

Raphael ha detto...

Una volta, uno scrittore disse che quando si entra in un giardino, quel che si cerca, è il giardino che si ha dentro di sè.

Lo stesso, suppongo, vale per un libro, un film, la musica... ciascuno a suo modo legge in un'opera (che non è il caso di azzardarsi a definire "d'Arte") ciò che risuona in lui più forte. E ciò che è in grado di elaborare con la propria sensibilità.
Può anche essere una condizione momentanea, ed ecco che un film visto in uno specifico momento, alla seconda visione, passato l'istante prezioso, ci sia pressoché indifferente.

Di "Mine Vaganti" (che considero per quel che è: una commedia leggera) quel che impressiona il mio immaginario è il tema del divenire ciò che ci si sente di essere, senza restrizioni o costrizioni. Certo questo è presentato con leggerezza, ma davvero c'è la necessità di essere profondi e viscerali, per far risuonare certe corde?
Il mio punto di vista è piuttosto disilluso, in questo: gli etero (e i froci) miniti di sguardo critico come le mucche al pascolo, davanti ad un Mastroianni credibile e delicato sbadiglierebbero ad ampie boccate... purtroppo.