mercoledì 15 ottobre 2008

Gita scolastica

Stuzzicato dalla prospettiva di fare l'ospite di riguardo e di vedere un posto nuovo mi lascio coinvolgere in una specie di gita scolastica nella quale, insieme ad altri coetanei, mi trovo a ricoprire il ruolo di accompagnatore. Sull'Eurostar ho la prima sorpresa: mi aspettavo degli adolescenti, trovo invece giovani uomini e donne, dall'andatura dinoccolata e dai lineamenti per nulla fanciulleschi. I ragazzi sono rumorosi ma non sguaiati e tutti mi salutano educatamente: ne noto uno in particolare, è alto e snello, calza un cappellaccio che gli cela i capelli corti e nerissimi, ha occhi vispi e mani da ragazzino: le unghie sono mangiate quasi fino alla carne viva e il pollice è ornato da un anellino d'argento. Osservo il suo corpo atletico, guardo il pomo d'adamo muoversi; mi soffermo sulle cosce muscolose e sul piede, nudo e perfetto, imbrigliato da infradito di gomma. Gli occhi nerissimi del ragazzo intercettano il mio sguardo e si illuminano: "Ti vedo!", lascia intendere, e in lui non c'è traccia di insolenza o di quella goffa soggezione che alcuni mi manifestano e che mi mette tanto a disagio. Durante il viaggio ci sorridiamo spesso, e lui scambia con me qualche battuta. Non mi ci vuole molto a capire che lui ha visto dentro di me molto più chiaramente di quello che io stesso abbia mai fatto, che è consapevole del fatto che lo desidero e la cosa non gli è affatto indifferente: trascorro perciò il resto di quella strana giornata a passeggiare, a parlare ai ragazzi senza ascoltarmi, e in ogni istante sono dolorosamente consapevole della sua presenza, del suo odore, del suo corpo.

Alla sera la stanchezza ci risparmia il patetico rito della discoteca: passiamo perciò insieme un po' di tempo in camera di uno degli "adulti", seduti sul letto, a giocare a carte. Ho indosso la tuta da ginnastica, e alcuni tra i pochi ragazzi presenti portano il pigiama. Il ragazzo dai capelli neri, naturalmente, mi siede accanto: ha una T-shirt aderente e un paio di pantaloncini corti dai quali, ogni tanto, spuntano degli slip di marca, neri. Ride rumorosamente, non perde occasione per sfiorarmi: sono sinceramente turbato, e mi sforzo di far finta di niente ma quando lui, col pretesto di chinarsi per raccogliere una carta, mi poggia una mano rovente sulla coscia senza poi rimuoverla, una scossa elettrica si abbatte su di me. Resisto alla tentazione di balzare in piedi, e questo dà al ragazzo il via libera di ripetere più tardi la manovra, stavolta senza bisogno di alcuna scusa. Con poca cautela e molta malizia mi accarezza apertamente la gamba: deglutisco, e il mio corpo reagisce. La mia eccitazione è inequivocabile, e il tormento aumenta quando, attraverso la stoffa, constato che i suoi slip sono rigonfi, che anche lui è eccitato quanto me. Mi avvicino a lui, sorrido e, sussurrandogli di smetterla, gli afferro la mascella e lo spingo via da me. Ridendo si lascia cadere sulla schiena e in quel momento, in cui il pube è fin troppo evidente, prego che nessuno ci stia osservando. Come se mi avesse letto nel pensiero, il ragazzo si copre strillando con entrambe le mani a proteggersi da un colpo che non gli ho mai sferrato, e si rotola sul letto, nascondendosi come in un gioco che non ha proprio nulla di infantile.

Il giorno prima della partenza, quando ho ormai concluso che l'episodio col ragazzo dai capelli neri è stata solo la follia di un momento, noto che lui ha ripreso coraggio, che cerca nuovamente di attirare la mia attenzione: a colazione mi chiede, dandomi del tu (cosa che nessun altro fa), se lo sto evitando, e si allontana prima che io riesca a trovare una risposta arguta che, come sempre, mi manca quando ne ho più bisogno. Sulla metropolitana si mette dietro di me e si avvicina, si avvicina. Dovrei mandarlo via, ma non voglio rimproverarlo in pubblico e, anzi, non desidero affatto scacciarlo. La mia immobilità lo incoraggia, lo manda su di giri: ascolto il suo respiro farsi pesante, gli permetto di spingere il bacino verso di me come per possedermi attraverso i vestiti e per un istante sono io l'adolescente in procinto di essere sedotto: mi volto allora verso di lui e in quell'unico momento il nostro pube si sfiora. Il desiderio che provo è tanto intenso che le mie ginocchia quasi si piegano: lui si limita a guardarmi e a sorridermi con i suoi occhi furbi, le cui pupille dilatate mi restituiscono la mia stessa eccitazione.

E' passato più di un mese da quel giorno; da quasi un'ora mi interrogo su cosa fare del numero di telefono che osservo sul display del cellulare, fino a quando non realizzo che non c'è un'unica alternativa. Premo il tasto, sorridendo al pensiero che chi guardasse non saprebbe decidere se ho schiacciato "cancella" o "chiama".

14 commenti:

caiman23 ha detto...

vel, dimmi che è una storia, ti prego dimmelo, dimmi che tra un po continuerà il tuo racconto perchè quel tasto che hai premuto ha inviato una chiamta.

Velies Thyrrens ha detto...

è solo un racconto, un esercizio "di stile"...

caiman23 ha detto...

be, allora complimenti per lo stile.

Velies Thyrrens ha detto...

grazie. A quanto pare, però, piace solo a noi due! Nessun altro si è espresso!

tidusquall ha detto...

caspita pensavo che stessi raccontando una storia vera, e sarei rimasto indignato se avessi cancellato il numero :D Bella storia, magari a me capitassero veramente queste cose (e pensare che ad un mio amico gay è successo di essere sedotto in un modo simile...)

Gan ha detto...

Ho letto solo ora. Non importa se è una storia vera o un esercizio di stile: prima o poi capita, o è capitato, a tutti noi. A me quella mano rovente brucia ancora adesso, anche se non ricordo nemmeno il nome del ragazzo cui apparteneva. Il volto e lo sguardo però si.

ribaldo ha detto...

Càspita! Bel racconto sì, altrochè!
I tempi, la capacità di farti vedere le cose, esteriori e interiori. Bello bello!
...devo dire che a me è capitato sì, ma ero al suo posto!
Viceversa mai!(per ora)

B6x75 ha detto...

Quando uno dice che è solo un racconto è come quando vai da un amico dottore e gli fai "senti c'è un mio amico che ha le piattole, cosa si può mettere ?" ahhaha

Velies, sei una zoccola! ahah

Velies Thyrrens ha detto...

Invece in questo caso è davvero una storia mai successa (mai successa a me, almeno). Ho solo provato a riraccontare l'episodio dal mio punto di vista (una scrittrice deve sapersi immedesimare! :P), e quello che vedete è il risultato

caiman23 ha detto...

come dice Gan prima o poi capita a tutti, io sto ancora aspettando!

Anonimo ha detto...

alla faccia del risultato, ho ancora la pelle d'oca. COMPLIMENTI. Ti abbraccio forte tanto quanto le emozioni provate nel leggerti. Luca

Velies Thyrrens ha detto...

Grazie, Luca, fa piacere ricevere riscontri positivi. Se vuoi puoi leggere l'altro mio tentativo di racconto "erotico", che si trova qui
Torna a trovarmi, eh?!?
;)

loran ha detto...

Altro che esercizi di stile, sono ancora tutto emozionato dopo aver letto questo racconto, sei proprio bravo Velies.:-)

Velies Thyrrens ha detto...

Grazie, grazie ^^'
Avrei dovuto mettere al ragazzo moro "una sottile fascetta alla caviglia, fatta di fili colorati intrecciati come da un bambino", sarebbe stato pure più sexy, no? :P