sabato 23 agosto 2008

Ridicolo pudore

Ricevo dal mio amico F., ormai (orgogliosamente?) frocio onorario, la segnalazione che i giornali hanno oscurato con falso pudore ed imbarazzo il fatto che Domenico Riso (foto), deceduto nel terribile incidente aereo di questi giorni, era in realtà in viaggio col compagno e non con un "amico del cuore", come hanno scritto alcuni, o peggio con un "amico" e basta.

F. aveva visto giusto, tanto che in un comunicato ufficiale di oggi Arcigay si domanda "La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina di fumo tragicamente ridicola: quando questo Paese avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome?". Mi fa tornare in mente un libretto di cent'anni fa, acquistato con mia madre ad una mostra su Leonardo da Vinci, in cui si precisava che il Maestro amava circondarsi di giovinetti che "amava come un padre" (?). Ma quelli erano altri tempi. Almeno in teoria: infatti, per la serie al peggio non c'è mai fine, sconcertante è la reazione del Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, (riportate tra gli altri sul sito del Corriere) che considera «omofobo» (!?) mettere la lente sulla vita di Riso: «Sono ripugnanti le cronache pubblicate da alcuni giornali penosamente impegnate a dare il massimo risalto al fatto che Domenico Riso fosse in viaggio assieme al suo "compagno". Che pena per un giornalismo così scadente e morboso». Come a dire, se i coniugi di sesso diverso X e Y scompaiono in un naufragio, è opportuno farne il nome, e non altro perchè se si dice che sono una coppia si scade nel morboso. Demente. Demente e in mala fede.

7 commenti:

abelson ha detto...

ogni giorno che passa c'è qualcosa che mi fa disaffezionere da questo paese, me ne dispiaccio ma purtroppo onestamente è così.

Anonimo ha detto...

Sai, ho avuto la fortuna fino ad oggi di addetrarmi nelle spire di chi è personaggio pubblico e deve dire delle cose. Il più delle volte non sono parole loro e parlano di cose che non conoscono. "Qual'è la frase che sta meglio su tutte facendo riferimento a due commenti che mi sono stadi dati cinque minuti prima?" La risposta è più o meno quello che ha detto Galan.
Se fosse malafede sarebbe qualcosa, su cento due sono in malafede e lavorano perchè noi passiamo nell'indifferenza. Gli altri sono indifferenti e basta, foraggiati dai due al momento giusto. E' anche peggio.
Ho detto la mia. Ciao e Complimenti.

Velies Thyrrens ha detto...

Forse hai ragione: anche io so bene che i discorsi non provengono dai vip che li pronunciano (io stesso ho i miei trascorsi da schiavo!). Però in questo caso è la battuta stessa (pur altrui), che pare essere oggettivamente infelice! Posso ben immaginare che al sig. Galan non gliene importi un beneamato piffero di due froci (o di due etero, due albini...) morti in un incidente, tuttavia il sospetto che quella non fosse necessariamente la cosa migliore da dire gli poteva/doveva pure venire in mente! Non è che se uno mi mette davanti un foglio con delle dichiarazioni farneticanti io per forza lo devo recepire in pieno! Anche tacere, delle volte, non sarebbe male!
No?

loran ha detto...

Bisognerebbe parlare come al solito di discriminazione ma poi si solleverebbero le solite voci, ma oggettivamente basta leggere i giornali e guardare i telegiornali, di coppie eterosessuali morte in incidenti viene detto qualsiasi particolare per accentuarne la grave perdita per la società.

Velies Thyrrens ha detto...

loran, secondo me hai colto esattamente il punto. Però non credo che nel caso che ci riguarda la stampa abbia inteso essere omofoba o discriminatoria: semplicemente, nella nostra vita di tutti i giorni mancano certe categorie concettuali, e il fatto che due uomini stiano insieme è avvolto di questa aura pruriginosissima di dico/non dico è solo perchè la cosa è ancora semplicemente NON PRESA IN CONSIDERAZIONE come possibile fatto della vita. Quando sento tutti quei distinguo a cui siamo tanto abituati mi vengono in mente i giri di parole che si fanno con i ciechi "diversamente abili", "Ipovedenti" (ecc. ecc.) e si sta bene attenti ad evitare ogni frase che contenga le espressioni "hai visto che", mentre loro, i ciechi, che si sono dovuti "risolvere" in qualche modo, parlano della loro condizione senza tanta vuota ed ipocrita political correctness.

Il caso di Risio, però, è più grave: pare che la stampa (o almeno parte di essa), additata di falso pudore o di falsità, si sia difesa rabbiosamente dicendo che indagare sulla vita privata della gente mettendo in evidenza che uno di essi era omosessuale equivaleva ad annusarne le lenzuola, e costituiva una concessione alla morbosità e al cattivo gusto (in un certo senso si tratta di una posizione simile a quella di quel tale Galan). Le arguzie dialettiche di certe persone mi sorprendono sempre; anzi, stavolta l'argomento è addirittura sorprendente nella sua speciosità: "saremmo razzisti se trattassimo le vittime omosessuali diversamente da quanto si fa con quelle etero, se ne mettessimo in evidenza i fatti privati e le cose che accadono nella loro camera da letto". Una posizione vergognosa: qui non si tratta di dire chi "dà e chi riceve" (scusate la brutalità), ma di dire che i due costituivano una coppia, punto e basta. In questo modo si sarebbe fatta una cosa banalissima e cioè si sarebbe spostato la questione dal sesso (irrilevante) all'amore (essenziale), e sul fatto che i due costituivano un nucleo PARAfamiliare (in mancanza di un termine migliore)!
Vergogna.

loran ha detto...

No hai ragione non si può parlare di discriminazione e omofobia ma quanto di omissione di certi particolari che contraddicono la visione dell'omosessualità che ha una parte (non sò se sia la maggioranza o no) dell'opinione pubblica.
In pratica bisognava impedire che chi leggeva l'articolo facesse un ragionamenti tipo: ("vedi un omosessuale lavora, ha delle aspirazioni per la sua vita è un bravo ragazzo ha un compagno, non pensa solo al sesso, ha una famiglia che gli vuole bene, non credevo che ci fossero tante somiglianze con le persone eterosessuali") e poi è veramente una vergogna che queste omissioni siano state giustificate con un falso antirazzismo.

ale ha detto...

un vecchio detto dice:" il male non sta nella bocca di chi parla ma nelle orecchie di chi ascolta" Lascio una domanda aperta: " Chi fà giornalismo, dando una notizia, deve o non deve tener conto di ciò che può pensare/attrarre chi la legge??"