sabato 23 agosto 2008

Chiesa fuori dalla chiesa

Ho sempre i brividi quando sento dire, in un modo o in un altro, che la Chiesa rivendica il suo ruolo di soggetto politico e quindi il diritto di intervenire nella vita civile di un paese nel tentativo di condizionarla, o, quantomeno, di cambiarla "proponendo" certi modelli. In un certo senso capisco quello che ha sostenuto il Cardinal Bagnasco nel discorso di apertura dei lavori del meeting di Comunione e Liberazione "Oggi - rileva - come in altri periodi dela storia si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa. Si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede, concedendone la possibilita' nel privato. A tutti si riconosce come sacra la liberta' di coscienza, ma dai cattolici a volte si pretende che essi prescindano dalla fede che forma la loro coscienza". Il ragionamento non è privo di una sua coerenza, tuttavia è anche da questo atteggiamento che sono nati e tuttora prosperano i mostri.

Non è perciò fuori luogo citare qui quanto scrive Daniele Scalise, nella sua Lettera di un padre omosessuale alla figlia, un libretto che di questi tempi ha riscosso un certo successo (e la cui lettura è raccomandata, non tanto a noi che certe cose le abbiamo sperimentate sulla nostra pelle, quanto ai nostri amici e familiari):

"I giovani sono i più esposti. Mitragliati dai loro compagni di scuola o di giochi, ignorati o immolati dalle loro famiglie, sentono bruciare sulla loro pelle fresca le parole di condanna che la Chiesa pronuncia ocntro gli omosessuali, sentono l'afasia assordante della politica cinica e indifferente che tentenna impastoiata, che non osa prendere posizione per non scontentare prelati e devoti. Sono loro quelli che pagano il prezzo più alto. Sono quelli che noi omosessuali più adluti dobbiamo difendere dai mostri. Non è facile, però, perchè i giovani spesso se ne stanno chiusi nelle loro case, dove si consumano i delitti più efferati. Non è facile, perchè spesso non sanno chiedere aiuto, non hanno voce se non per narrare la propria desolazione quando magari è troppo tardi. Poi crescono, e i più fortunati riescono a sottrarsi al linciaggio quotidiano. Ma al prezzo di quanta fatica, quante energie e soprattutto quante umiliazioni".

Forse qualcuno troverà queste considerazioni eccessive, troppo pessimistiche: ma io ripeto sempre che il fatto che la Chiesa, che dovrebbe attrarre le persone invece che respingerle, pronunci viceversa parole di condanna senza appello è un atto di una crudeltà e di una violenza straordinarie. Specie se hai tredici anni e non sai che cazzo fare.

2 commenti:

ale ha detto...

per fortuna non tutta la chiesa è uguale.... un gesuita sacerdote è arrivato a dirmi:" vivi la tua omosessualità come un dono prezioso e abbine cura"!

Velies Thyrrens ha detto...

(((O_o)))
DAVVERO?!?!