sabato 2 agosto 2008

Castità e omosessualità

Le recenti dichiarazioni del Card. Walter Kasper >>, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, che ha ricordato come l'omosessualità è un comportamento disordinato che va condannato, mi hanno fatto venire voglia di rivedere cosa dice sul punto il famoso Catechismo della Chiesa cattolica. In effetti, c'ha ragione Kasper: leggete qui (fonte >>)

L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. (...) Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.


Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Ora, non cadiamo nell'errore di dire che sono un cumulo di idiozie: questi criteri, teoricamente, valgono per i cristiani e comunque per chi tra essi decide di attenervisi. Ci sarebbe da domandarsi QUANDO gli uomini di Dio pronunciano parole di rispetto, compassione e delicatezza, ma questa è un'altra storia. Non ci trovo neanche niente di strano che la Chiesa parli un linguaggio così dogmatico (non a caso) ed anacronistico. Il problema è un altro, purtroppo, e cioè che è anche grazie a queste considerazioni e al fatto che lo Stato laico non si è mai discostato espressamente da questa posizione (né a parole né coi fatti) che siamo al punto in cui siamo...

3 commenti:

Gan ha detto...

Non tutti i cattolici, nemmeno all'interno della gerarchia ecclesiastica, condividono questo approccio repressivo e colpevolizzante nei confronti dell'omosessualità e della sessualità in genere. Ci sono religiosi e teologi che parlano senza mezzi termini dell'omosessualità come "dono di Dio", convinti che vada vissuta come tale, possibilmente riconducendola all'Amore che la completa e la nobilita. "Ama, e fa quel che vuoi" diceva quel tale di Ippona.

loran ha detto...

Per chi crede e vuole essere casto queste regole vanno benissimo e sono sacrosante, ma solo "per chi crede", e non come vorrebbe il Vaticano, di applicarle attraverso i governi a tutto il resto dell'umanità.

Poi sono presenti alcune imprecisioni e dico imprecisioni per essere gentile, come la legge naturale che è una cosa inventata dall'uomo e che non esiste in natura dove l'omosessualità è largamente presente e non è certo una cosa disordinata anzi serve proprio a regolare ed ordinare la vita.

loran ha detto...

Al riguardo di come si comportano certi ministri di Dio date un occhiata a questo post.

http://www.queerblog.it/post/3733/i-gay-che-si-sposano-non-possono-educare-i-bambini