domenica 27 gennaio 2008

Parole passate

Da qualche tempo - per la verità non molto - il mio amico F. legge questo blog e io stesso mi sorprendo nel constatare che il riparlarne insieme non solo non è difficile come credevo, ma che anzi mi fa piacere. Mi ha detto di aver apprezzato certi post e, tra essi, alcuni che, mi pare, sono viceversa passati completamente inosservati. Per nessuna ragione particolare ne ripropongo qui di seguito uno, uno di quelli cui sono più affezionato: quello relativo ad S., il bibliotecario del dipartimento nel quale ho trascorso tanto tempo durante l'ultima fase della mia carriera universitaria. Ricordo che S. andò in pensione proprio pochi giorni prima che io sostenessi l'esame di laurea e che, a distanza di tempo, tentai di scrivere qualcosa "in prima persona" immaginando la sua ultima notte prima di smettere di lavorare. Forse quelle tre cartelle di testo esistono ancora da qualche parte, ma la mia casa ha il pudore e la decenza di celarle persino a me. Comunque S., dopo tanti anni, non l'ho dimenticato.

"S. ha gli occhiali da gufo e i modi da femmina. Sembra galleggiare dentro i vestiti neri e sformati che gli ho sempre visto indosso; mi scruta con aria interrogativa e, serafico, annuncia la scomparsa del libro che cercavo prendendo poi nota su un quaderno, come per l'ennesimo soldato caduto del quale sarà forse ricordato il nome, ma niente altro.

S. sembra poco partecipe della sorte dei libri affidati alla sua cura, ma in realtà si fida solo di loro. Non delle persone in generale, o degli studenti in particolare. Soltanto dei libri: almeno quelli si mantengono uguali a loro stessi col trascorrere degli anni.

S. osserva da decenni il passare degli studenti, li guarda uscire dalla porta e, alle volte, varcarla nuovamente, anni dopo, per un saluto. Tuttavia quelli che tornano non sono gli stessi, hanno un odore diverso, sono estranei in un posto che non appartiene loro e nel quale si trattengono lo spazio di un respiro.

S. li sorprende dando loro del lei e li saluta senza emozione. Come fa con i libri dispersi.

S., forse, annota da qualche parte anche i nomi di quei ragazzi usciti e mai più ritornati."

2 commenti:

abelson ha detto...

sembra quasi di vederlo... e mi mette un pò di malinconia. forse per paura della solitudine che prima o poi arriverà per aver rimandato troppe cose troppe volte.

Velies ha detto...

esatto, l'idea era un po' quella.
Ciao abel, mi fa piacere avere tue notizie! Però su MSN non ti trovo mai! :(