mercoledì 19 ottobre 2005

Tenerezze

Pastasciutta per due, oggi a pranzo. Spaghetti con pesto, pomodorini e panna. Indigesti come il granito, ma il mio ospite ha mostrato di apprezzare. Ci sediamo sul divano, io gli apro le mie braccia e lui fa lo stesso con le sue, l'abbraccio annulla l'uno nell'altro e per un po' non ci sono più due persone, ma una sola che pensa gli stessi pensieri, parla le stesse parole, respira lo stesso fiato.

Mi alzo per fare il caffè, preparo con attenzione la macchinetta, badando a non sporcarmi la camicia o la cravatta (di solito vittima predestinata). Lui mi arriva alle spalle, mi abbraccia cingendomi la vita. L'intimità di quel contatto mi fa vacillare, letteralmente. Ricambio la stretta, muovo il collo a cercare la sua testa. Mi sussurra di aver riflettuto ieri, di aver pensato a quanto mi vuole bene. Non sono sorpreso, è che al momento non so che dire: scelgo, in mancanza di meglio, la verità: sono fortunato, molto fortunato. Lo sono anche se non mi desidera fisicamente, perchè qualcosa da certi uomini è meglio di molto da tanti altri.

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