domenica 23 ottobre 2005

Pioggia

Adoro Ray Bradbury, lo considero un genio.

Conosciuto erroneamente come scrittore di sola fantascienza, Bradbury ha scritto di mostri marini, di vecchi analfabeti, di froci e di travestiti (questo già negli anni 60), di solitudine e di morte, la morte del corpo, dei sogni, dell'universo e dei pianeti.

Ho provato anche io a fare il verso a quei racconti, il risultato non è esattamente il medesimo. In ogni caso, ecco qui il mio... parto letterario.

Pioggia

L’ultimo punto sull’ultima riga era stato tirato, l’ultimo segno apposto, l’ultimo decimale annotato. Momenti che per l’uomo significavano il sollievo che viene con la fine di un giorno di lavoro e il timore di dover abbandonare la quiete del suo studiolo disadorno del quale era dominatore incontrastato, gettarsi in un mondo nel quale non era mai stato a suo agio e dal quale, invece, finiva sempre per farsi dominare. Si fece forza, stringendosi nel vecchio cappotto, e uscì, lasciandosi inghiottire da quella brutta serata di novembre.

L'uomo non riuscì a trattenere un gemito. Pioveva. Odiava la pioggia. La pioggia porta con sé la promessa di una vita migliore. Cade sulle cose, sulle persone, sulle facce, sulle idee e ci si aspetta che, scorrendo, porti via le cose che non vanno, così che, tornato il sereno, sia la parte migliore della nostra vita ad aspettarci. Ma è una menzogna: la pioggia scava i volti, consuma i sorrisi, spegne gli ardori, offusca le certezze - perché le cose sono diverse, sotto la pioggia, lontane ed irriconoscibili; e quando si torna all'abbraccio delle mura di casa, nulla è come prima. L'acqua caduta ha lavato i nostri corpi, portando via lo strato superficiale della nostra pelle, ha scavato la nostra carne, lasciandoci un po' più nudi, un po' più soli.

segue nei commenti

1 commento:

Velies ha detto...

Si fece largo tra la gente e, camminando rasente il muro, affrettò il passo verso casa mentre la pioggia, indifferente, cadeva su di lui come se nulla fosse. Giunto al portone mise la chiave nella serratura controllando il tremito della mano e, sollevato, si chiuse dentro. Appoggiato alla porta, indosso i vestiti inzuppati, l'uomo guardò le sue mani bagnate e per un momento il suo cuore ebbe un sussulto. Per una strana alchimia dovuta alla lunga giornata al lavoro, allo stress non smaltito, all’ansito del vento tagliente che gli era penetrato fin nelle ossa, rivide, per un attimo soltanto, le sue mani di fanciullo. Così nuove, cosi intatte, così vuote e tuttavia pronte per essere riempite dei frutti che dalla vita si era aspettato, che aveva preteso come fossero stati un suo diritto. Poi la magia passò, e vide se stesso com’era: glabro, molle, appesantito dagli anni. Si accarezzò il viso come a saggiarne la consistenza, il peso, la forma. Dall'altra stanza sua moglie lo apostrofava di andare a togliersi i panni bagnati di dosso e di prepararsi per la cena. Il contatto con la pelle fradicia lo fece trasalire. Tolse di tasca un fazzoletto e se lo sfregò con foga sul volto, come se quell'azione potesse cancellare gli anni che aveva consumato accontentandosi di quello che aveva, smettendo di sognare e di entusiasmarsi per un desiderio segreto, qualunque esso fosse. Dove era andato quel ragazzo dagli occhi vivaci, snello e agile come un cervo, così scattante e pronto a riempire il mondo intero con la sola sua presenza ? Si guardò allo specchio e stentò a riconoscersi nell'uomo che era diventato. Fu allora che i vestiti che portava gli sembrarono d’un tratto insopportabilmente pesanti e, con un gemito, cominciò a strapparseli di dosso, precipitandosi sotto la doccia. Il getto bollente ed il vapore lo avvolsero completamente in un abbraccio voluttuoso dal quale l'uomo non avrebbe più voluto sciogliersi. Tutto era così giusto, così facile, in quel momento. Non c'erano pratiche da sbrigare, conti da chiudere, bilanci familiari da far quadrare. Smarrirsi nell'acqua che lo massaggiava, permetterle di consumarlo, di finire il lavoro che la pioggia aveva cominciato, farsi liquefare, sciogliere, disfare. No, si disse. Ho le mie responsabilità, mia moglie, il mio lavoro… Perché no? domandò l’acqua. Vieni… tutto era così facile, in quel momento. Farsi annientare dall'acqua che cade, perdersi, desiderando di non essere mai nato, farsi portare via come se non si fosse mai esistiti. Si, disse l'uomo. Oggi ho imparato di nuovo a desiderare. Vorrei.. vorrei… andarmene. Ora, subito. Come se non ci fossi mai stato.
Non fece in tempo a rendersi conto di ciò che aveva veramente desiderato che l’acqua lo accontentò e quell’ultimo pensiero si frantumò in minuscoli frammenti, come un vetro colpito da un sasso. Istantaneamente. Il pensiero – e l’uomo con esso - si dissolse in migliaia di pezzi, alcuni grandi, altri piccoli, altri microscopici. La cresima, le superiori, la prima automobile, uno sguardo raccolto chissà dove, l’eco di una nota musicale. Tutti quei frammenti rotolarono portati via dall'acqua, spinti lungo le tubature, e si frantumarono riducendosi in pezzetti via via più minuti finché quel poco che ancora restava poté riversarsi nel mare, a chilometri di distanza.

La donna, impegnata a chiacchierare al telefono, si zittì immediatamente e chiese alla madre, all’altro capo, di attendere un attimo. Gettò un rapido sguardo nelle stanze di casa che in quel momento vide così uguali eppure così diverse e, per un motivo che non seppe mai, fu presa dall’angoscia. Si accorse che aveva lasciato aperta l’acqua della doccia e si precipitò in bagno per chiuderla. In quel momento, qualcosa non andava. Tornò al telefono, scusandosi con la madre e spiegandole il piccolo inconveniente. La madre rimproverò la sua sbadataggine, trattenendosi dal ripetere ad alta voce il pensiero che aveva formulato dentro di sé. Se tu ti fossi sposata, almeno avresti chi bada a te. L’anziana donna non poteva sapere ciò che era avvenuto pochi istanti prima, in un’altra vita. L’acqua e la sua complice in quella brutta serata di novembre, l’insoddisfazione, avevano portato via l’unico uomo che sua figlia avrebbe mai potuto avere accanto a sé e, con quell’uomo, i segni di una vita che fu come se non fosse mai stata. La donna sospirò, riagganciando il ricevitore e pensò che sua madre, fosse campata altri cent’anni, non sarebbe mai cambiata.

Poi allontanò quel pensiero e si preparò per la cena. Come sempre si ripeteva, si deve sempre avere cura della propria persona e imbandire una bella tavola, anche solo per sé stessi, anche se si è zitelle e nessuno ti guarderà mangiare.